Land Of Thin Dimes – Recensione: S/T

Difficili da ingabbiare in un preciso versante del metal "moderno", i Land Of Thin Dimes lavorano di nervi su materia grezza, che si divertono a plasmare lungo linee non sempre rette. Spifferi funk sostengono assoli debordanti, figli di una progressione clownesca, i break ritmici sono precisissimi ma lontani da ogni cattedra. Il disco si presenta fortemente orientato verso strumentali alienati ma non cervellotici, schizzati ma attenti a non esagerare con la stranezze, vagamente psichedelici a tratti. ‘Land Of Thin Dimes’ contiene anche pezzi di facile presa e notevole impatto come ‘A Dynasty That Never Was’ o la successiva ‘Golden Mind’, movimentati esempi di come mixare rock "alternativo", psichedelia leggera, Primus e King Crimson (con le dovute proporzioni) ottenendo un risultato personale, concreto e coinvolgente. Il disco è al momento praticamente impossibile da trovare in Italia, ma chi fosse comunque interessato può visitare i due indirizzi sottostanti.

Voto recensore
7
Etichetta: Autoprodotto

Anno: 2000

Tracklist: 3 Sides To Every Dime / A Dynasty That Never Was / Golden Mind / Ask The Chairman / A Psychiatrist / Nitronics / Hermann Park / Strange Gift / Night Or Day / Pinocula / Witch Of North America / No Compromise / Billions / Mr.Meltdown

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