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Spock’s Beard – Recensione: The Oblivion Particle

Dopo averne apprezzate, per l’ennesima volta, le già note qualità in sede live al “2Days Prog + 1” di Veruno l’anno passato, non possiamo che confermare l’eccellente stato di forma degli Spock’s Beard, band leader del nuovo filone classic prog americano sviluppatosi negli anni ’90 (ma non solo, visto che negli anni molte altre sonorità hanno preso piede nel songbook dei nostri, spesso a causa di importanti cambi di formazione).

Dodicesimo album di una discografia che non si è mai segnalata per cali vistosi questo “The Oblivion Particle” cerca di suonare ancor più imprevedibile rispetto al passato pur mantenendo solidi legami con il tipico trademark degli americani riuscendo nell’intento.

“Tides Of Time” è forse l’unica vera concessione allo stile conosciuto dei nostri con una grande spinta propulsiva della batteria di Jimmy Keegan (che si supera su “Hell’s Not Enough”) per una band sicuramente più coesa rispetto al predecessore “Brief Nocturnes And Dreamless Sleep” (la recensione); il pezzo ha una bella parte centrale acoustic folk che sfocia in un’accelerata hard rock. “Minion” sottolinea come ormai Ted Leonard si sia calato completamente nella figura di frontman per quello che lui stesso ha dichiarato essere l’album più completo sul quale abbia mai cantato; molto curiosa la struttura del pezzo con un bel solo di Ryo Okumoto ai synth.

Anche Alan Morse ha compiuto un grandissimo lavoro, soprattutto sugli arrangiamenti, utilizzando una strumentazione molto più ampia che in passato includendo mandolino, sitar elettrico, autoharp, ecc… “Bennett Built A Time Machine” è cantata da Jimmy Keegan, non nuovo a questo tipo di exploit mentre “A Better Way To Fly” e “The Center Line” sono un totale tributo al prog anni ’70 più ricercato di ELP e King Crimson nonostante siano sostenute ritmicamente. In chiusura “Disappear” vede la partecipazione del violinista dei Kansas (da sempre i principali numi tutelari della band di Alan Morse) David Ragsdale a porre l’ideale ciliegina sulla torta di uno dei lavori più interessanti di questo 2015 un po’ avaro di veri e propri exploit.

Voto recensore
8
Etichetta: Inside Out

Anno: 2015

Tracklist:

01. Tides Of Time
02. Minion
03. Hell’s Not Enough
04. Bennett Built A Time Machine
05. Get Out While You Can
06. A Better Way To Fly
07. The Center Line
08. To Be Free Again
09. Disappear


Sito Web: http://www.spocksbeard.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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