Gary Numan – Recensione: Splinter (Songs From A Broken Mind)

Sono passati sette anni da “Jagged” e se escludiamo “Dead Son Rising” (2011), che comprendeva una serie di brani composti in passato e riarrangiati, abbiamo finalmente tra le mani un nuovo album di inediti di Gary Numan. Si potrebbe dire molto su questo musicista, cresciuto con il punk negli anni’70, in seguito pioniere del synthpop e comparso nelle classifiche di mezzo mondo con il singolo “Cars” (1979). Eppure Mr. Numan non si è fermato ma ha sempre guardato oltre le tendenze (per quanto nei primi ’80 la new wave godesse di ampi consensi commerciali), suonando in primis per sé stesso, mosso da quei problemi caratteriali che sono emersi nelle interviste più recenti. Spesso citato e talvolta preso come modello da artisti come Marilyn Manson, Trent Reznor e dallo stesso David Bowie che ne ha declamato le doti, Gary Numan torna oggi sul mercato discografico con “Splinter”, che nel sottotitolo “Songs From A Broken Mind”, lascia intuire quanto l’opera sappia di autobiografico, una sorta di composizione terapeutica per esorcizzare le paure e i fantasmi che hanno accompagnato l’artista inglese. “Splinter” è a tutti gli effetti un album di ricerca, intimo e crepuscolare. Un’opera ragionata, elegante, vagamente vintage che si muove tra l’elettronica reznoriana dell’ ottima “Everything Comes Down To This” e della tiltetrack (che introduce elementi etnici e world davvero apprezzabili) ed episodi di assoluto intimismo e delicatezza come “Lost” e “My Last Day”. Si va poi dal movimento di brani quasi ballabili come “Love Hurt Bleed” ad altri dove si nota una caratteristica fondamentale del disco, ovvero il contributo della chitarra di Robin Finck (Nine Inch Nails, Guns’n’Roses), uno strumento ben presente ed incisivo. “Splinter” ci consegna un Gary Numan in forma e desideroso di ricominciare. Forse proprio da sé stesso.

Voto recensore
7
Etichetta: Music Machine / Edel

Anno: 2013

Tracklist:

01.  I Am Dust
02.  Here In The Black
03.  Everything Comes Down To This
04.  The Calling
05.  Splinter
06.  Lost
07.  Love Hurt Bleed
08.  A Shadow Falls On Me
09.  Where I Can Never Be
10.  We’re The Unforgiven
11.  Who Are You
12.  My Last Day


Sito Web: http://www.numan.co.uk/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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