Spiritual Beggars – Recensione: Sunrise To Sundown

Nove album all’attivo e più di 20 anni di carriera sono ormai davvero troppi per continuare a definire anche solo lontanamente gli Spiritual Beggars come un progetto secondario nel percorso artistico di Michael Amott. L’ex Carcass e attuale leader degli Arch Enemy, nelle note informative che accompagnano il promo in nostro possesso, è divertito nel raccontare quante persone ancora gli chiedano come faccia a coniugare il death metal con il rock e nello spiegare i due lati della propria personalità musicale. Noi non ci facciamo certo questi problemi, soprattutto davanti alla qualità espressa dal presente “Sunrise To Sundown”.

Un affascinante mood anni ’70 e un prezioso feeling hard rock/blues attraversano tutto il disco, regalandoci undici tracce calde e avvolgenti. Il ruvido riffing di Amott, la voce suadente di Apollo Papathanasio e l’organo hammond di Per Wiberg sono gli immancabili ingredienti che danno forma a questa soluzione. Lasciata da parte quasi sempre la componente più stoner, i pezzi richiamano da vicino la grande tradizione di band leggendarie del calibro di Deep Purple, Rainbow e Whitesnake, risultando vincenti e immediatamente identificabili fin dal primo ascolto.

Il lato roccioso, sporco e tendente all’alternativo della band emerge in ogni caso nella opener/title track, nella martellante “I Turn To Stone” e nella ipnotica “Lonely Freedom”, mentre “Hard Road”, “Still Hunter” e “Dark Light Child” sono puro e massiccio rock del periodo a cavallo tra i settanta e gli ottanta. L’amore dei Beggars per i Deep Purple emerge totalmente in “Diamond Under Pressure”, nella scatenata “What Doesn’t Kill You” è invece tempo di spingere sull’acceleratore: Papathanasio gioca poi a emulare Ronnie James Dio in “No Man’s Land” e il risultato, lo dobbiamo ammettere, non è affatto malvagio. Si torna quindi a parlare di rock’n’roll con “You’ve Been Fooled” e si chiude con la passionale “Southern Star”.

Non possiamo negare che le canzoni di “Sunrise To Sundown” siano soggette a un certo citazionismo e peschino a man bassa dall’illustre passato che le ha ispirate, ma una volta ammesso questo ci ritroviamo davanti a 11 tracce davvero ben scritte e piacevoli. Le ottime performance dei loro interpreti fanno il resto nel confezionare un album non particolarmente originale, ma davvero valido nel suo genere e nel raggiungere il proprio scopo. Gli Spritual Beggars confermano insomma il loro talento compositivo e il loro gusto per il rock più verace e sanguigno.

Spiritual Beggars - Sunrise To Sundown

Voto recensore
7,5
Etichetta: InsideOut Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Sunrise To Sundown 02. Diamond Under Pressure 03. What Doesn’t Kill You 04. Hard Road 05. Still Hunter 06. No Man’s Land 07. I Turn To Stone 08. Dark Light Child 09. Lonely Freedom 10. You’ve Been Fooled 11. Southern Star
Sito Web: http://www.spiritualbeggars.com/

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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