Nargaroth – Recensione: Spectral Visions of Mental Warfare

Dire Nargaroth significa dire black metal underground.
Questa la dimensione d’azione del gruppo tedesco, sin dai suoi albori, nel lontano 1998.
La band, forse nota ai più per il manifesto programmatico devozionale “Black Metal Ist Krieg (A Dedication Monument)” (2001), è una delle numerose realtà sorte sulla base della lezione nordica di Burzum, vero nume tutelare.

Giunta al settimo album sulla lunga distanza, la creatura guidata dal cantante/chitarrista Ash (Kanwulf) rilascia con “Spectral Visions of Mental Warfare” (via No Colours Records) un’opera interlocutoria, per la sua ambiguità. Su un’ora di musica ci sono infatti 25 minuti circa di black propriamente detto, il resto è un dark ambient piuttosto sui generis, ma comunque inferiore, a livello qualitativo, a quanto già fatto dagli stessi Nargaroth in precedenza (“Herbstleyd”, 1998).

E sebbene questa associazione stilistica sia tutt’altro che nuova o inconsueta (è ben presente, infatti, nella discografia dello stesso Burzum, ad esempio), sono gli esiti finali qui assunti, a lasciare un  po’ interdetti, per l’ardito accostamento di sonorità e (r)umori così distanti, tanto da sembrare tutti dei prestiti stilistici, giustapposti e mal ripagati.

Oltre al saccheggiatissimo Burzum (quello ambient, in “Odin’s weeping for Jördh”, quello black, in “An indifferent Cold in the Womb of Eve”) compaiono concrete influenze electro, VNV Nation style, come in “Journey Through my Cosmic Cells (The Negation of God)” e “March of the Tyrants”.

Sperimentazioni, se così vogliamo chiamarle, che, sebbene non spiacevoli all’ascolto, pur nella loro semplicità strutturale, guastano contesto e atmosfera generale del lavoro, incerto fra queste composizioni e lo standard black, piuttosto ben fatto, di “A Whisper Underneath the Bark of Old Trees” o la stessa title-track.

Questa zoppicante alternanza si trascina per ben 13 tracce, facendo di “Spectral Visions of Mental Warfare” una sorta di album a due facce, che forse avrebbe convinto maggiormente separato in due metà distinte, la tradizionale espressività violenta del black, e la gelida quiete del dark ambient.

Gli ampi margini di libertà espressiva e indipendenza concessi dalla dimensione underground paiono in questo caso abusati e travisati, perché non trovano la necessaria traduzione in un discorso artistico di senso compiuto.
Un mezzo passo falso.

Voto recensore
5,5
Etichetta: No Colours Records

Anno: 2011

Tracklist:
1. Odin's Weeping for Jördh 06:41
2. An Indifferent Cold in the Womb of Eve 06:26
3. Diving Among the Daughters of the Sea 05:19
4. Odin's Weeping for Jördh - Part II 02:08
5. Journey Through my Cosmic Cells (The Negation of God) 10:03
6. A Whisper Underneath the Bark of Old Trees 10:36
7. Spectral Visions of Mental Warfare 10:37
8. March of the Tyrants 06:16
9. Roaming Through the Realm of Hel 06:21
10. The Daemons of Happiness 04:13
11. Through Nebular Dimensions of Fallen Eden 06:23
12. Forgotten Memory of a Dying Dream 05:19
13. Passed Away 06:16

Sito Web: http://www.nargaroth.de/

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