Glenn Hughes – Recensione: Soul Mover

Jeff Beck una volta ha dichiarato che è pericoloso scrivere i pezzi provandoli subito con musicisti molto bravi, dato che in mano loro tutto rischia di sembrare buono, anche le intuizioni meno valide.

Con Glenn Hughes, l’ascoltatore rischia di trovarsi in una posizione ‘critica’ piuttosto simile: il talento del cantante-bassista inglese è così fuori dall’ordinario da permettergli, con ogni probabilità, di far ‘suonar bene’ anche la più sgangherata delle composizioni…

Per fortuna sono ormai anni che, nonostante le frequenti variazioni stilistiche, gli album di Hughes contengono materiale che magari richiede un paio di ascolti in più per fugare il dubbio di cui sopra, ma che finisce con il risultare solido e appagante. Spesso eccellente.

Se il precedente lavoro in studio, ‘Songs In The Key Of Rock’, è stato un modo per fugare ogni dubbio sul lato hard-settantiano del protagonista, con palesi ammiccamenti a Deep Purple e Led Zeppelin, il nuovo ‘Soul Mover’ può essere considerato come un ritorno al futuro, ovvero una proposizione delle stesse radici in un contesto moderno e con un’accentuata carica heavy-funky, probabilmente dovuta alla presenza di Chad Smith, motore ritmico dei Red Hot Chili Peppers, dietro ai tamburi.

Nonostante la presenza delle tastiere, lo spirito è quello del power trio compatto & groovy al servizio di composizioni che alternano suadenti melodie, svolte inaspettate negli arrangiamenti e ruvida spinta rock speziata da una manciata di assoli rumoristico-effettistici tanto spiazzanti ad un primo ascolto quanto efficaci.

Che si tratti di cadenzati mid tempo con muscoli in bella mostra (la title track), sornione escursioni psichedeliche (‘Orion’), introduzioni in stile rock decadente da Mtv (‘Change Yourself’), funk duro e puro (‘Dark Star’), oppure di A.O.R. indurito alla Hughes/Thrall (‘Miss Little Insane’), il risultato è sempre congruente al contesto generale del CD e di valore senza dubbio elevato.

Le emozioni più forti arrivano però nei momenti in cu Glenn sfodera la sua passione per il rhythm and blues e infonde, letteralmente, anima alle canzoni trasformando il coro di ‘Land Of The Livin’ (Wonderland)’ in pura beatitudine rock, l’epicità di ‘Last Mistake’ in un brivido nero carico di elettricità e la finale ‘Don’t Let Me Bleed’ in un travolgente saliscendi fra morbidi vocalizzi ed esplosioni liberatorie.

‘Soul Mover’ sembra esprimere al meglio il qui e ora di un musicista pienamente consapevole dei suoi mezzi e libero di esprimersi a 360° senza correre il rischio di apparire velleitario.

E, considerazioni tecniche a parte, rimane centrale un fatto: ascoltare musica di questo livello è gioia per il cuore.

Voto recensore
8
Etichetta: Frontiers / Self

Anno: 2005

Tracklist: 01.Soul Mover
02.She Moves Ghostly
03.High Road
04.Orion
05.Change Yourself
06.Let It Go
07.Dark Star
08.Isolation
09.Land Of The Livin' (Wonderland)
10.Miss Little Insane
11.Last Mistake
12.Don't Let Me Bleed

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