Sonic Syndicate – Recensione: Confessions

C’era una volta una band svedese che agli inizi del terzo millennio si è imposta all’attenzione del pubblico metal per il suo Metalcore fortemente influenzato dal Melodic Death Metal della scena di Göteborg (In Flames in primis) e che ha prodotto dischi di discreto successo. Succede, poi, come nella migliore tradizione musicale che divergenze artistiche portino alla rottura all’interno della band e alla creazione di due band, una lontana anni luce dall’idea primigenia e la seconda che, seppure con qualche nuovo innesto, mantiene vivo quello spirito. Stiamo parlando dei Sonic Syndicate, dello split con Richard Sjunesson e Roland Johansson (convolati poi negli Unguided) e della loro svolta verso territori decisamente più pop-rock.

Dopo un silenzio di quattro anni e la pubblicazione dell’omonimo disco [questa la nostra recensione] nel 2014, che già faceva registrare un ammorbidimento delle sonorità, esce in questo mese di ottobre “Confessions“, album che rappresenta una pietra tombale sulle velleità metal della band e la decisione di includere nel proprio songwriting elementi commerciali e radiofonici. Sebbene l’utilizzo di queste parole possa sembrare quasi dispregiativo, dobbiamo partire dicendo che “Confessions” non è un prodotto scadente, tutt’altro, la qualità della registrazione, del suono e dell’approccio della band risulta essere più che sufficiente. Il problema è che se a un primo ascolto, superato l’iniziale senso di smarrimento per coordinate stilistiche inedite, l’album scivola via senza infamia e senza lode, al secondo le dodici tracce appaiono vuote e prive di mordente. Brani come la delicata “Still Believe”, la graffiante “Burn To Live” o “Life Is Not A Map” sono piacevoli, hanno il giusto tiro per catturare un audience abituata a sonorità più edulcorate e arioso, passando anche per brani Heavy.

Sulla lunga distanza, però, emergono dei brani, come le ballad “Falling” o “Closure“, “It’s A Shame“, o “I Like It Rough” (brano che parte potente ma si perde nello sviluppo) che non riescono a graffiare, non lasciando alcun ricordo. E forse questo il limite più grandi della band. I Sonic Syndicate mantengono un atteggiamento troppo scolastico e ingessato nelle loro composizioni, proponendo una copia scialba di quanto già proposto da i 30 Seconds To Mars, per dare un riferimento a quanto proposto. Che una band possa decidere di intraprendere percorsi diversi da quelli iniziali è una cosa positiva che può apportare nuova linfa alla band stessa e alla musica più in generale. La svolta dei Sonic Syndicate non convince minimamente.

sonic-syndicate-cover-album-confessions

 

Voto recensore
5
Etichetta: Despotz Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Confessions 02. It's a Shame 03. Start a War 04. Falling 05. I Like It Rough 06. Still Believe 07. Crystalize 08. Burn to Live 09. Life Is Not a Map 10. Russian Roulette 11. Closure 12. Halfway Down the Road
Sito Web: https://it-it.facebook.com/SonicSyndicateBand

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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