Def Leppard – Recensione: Songs From The Sparkle Lounge

Davvero strano, questo nuovo album dei Def Leppard. Un ibrido dell’esperienza musicale passata, che per questo suo stesso accostare i diversi stili e le diverse direzioni musicali esplorate dalla band britannica soffre di alcune cadute di livello, nonostante la durata totale sia addirittura inferiore ai 40 minuti. Pur salvandosi grazie ad un inizio quantomento frizzante, si tratta di un notevole passo indietro rispetto al sottovalutato “X”, ultimo album – se si eccettua la divertente compilation di cover “Yeah!” – dei Def Leppard. L’opener “Go” riporta alla mente l’urgenza melodrammatica di “Desert Song”, dalla caleidoscopica raccolta “Retroactive”, cui del resto “Songs From The Sparkle Lounge” si ricollega se non altro per il suo mescolare stili, in questo caso in maniera piuttosto confusa. Un pezzo strano per aprire un album, un pezzo che comunque musicalmente è di primo livello, soprattutto grazie all’ottimo lavoro alle chitarre: una delle poche costanti, questa, di tutto questo nuovo lavoro della band di Sheffield. Prima del tuffo nelle più classiche atmosfere dei Def Leppard con le allegre “Nine Lives” e “Tomorrow”. “C’mon C’mon” conferma il glam settantiano – Slade su tutti – come fonte d’ispirazione principale, al momento, del gruppo. Il pezzo migliore dell’album è, forse, la semplice e nuda ballad “Love”, non troppo distante dai Queen di metà anni Settanta. C’è spazio anche per atmosfere più inusuali, quasi darkeggianti, in “Cruise Control”, che pure si libera in un chorus che porta l’inconfondibile marchio di fabbrica della band. Quello che sicuramente non va è il cedimento evidente nella seconda parte di “Songs From the Sparkle Lounge”: l’allegria e il magnifico senso dell’entertainment dei Def Leppard si trasforma in compitino superficiale, e non si capisce bene dove Elliot e compagni vogliano andare a parare. “Hallucinate” è un perfetto esempio, in questo senso: un pezzo leggero e privo di mordente che non dice nulla, ma proprio nulla, e per una band con una storia alle spalle si tratta di un inspiegabile segno di scarsa personalità. Un segno cancellato soltanto dal magistrale uso delle voci in “Come Undone”, ma è troppo poco per risollevare con decisione il giudizio globale su “Songs From The Sparkle Lounge”.

Non un brutto album, ma persiste l’impressione che i Def Leppard si limitino in questi ultimissimi anni a vivacchiare, dopo aver dimostrato con lavori come “Slang” o il già citato “X” di poter ancora dire la loro, a prescindere dai fasti degli anni Ottanta.

Voto recensore
6
Etichetta: Mercury

Anno: 2008

Tracklist:

01. Go
02. Nine Lives
03. C'mon C'mon
04. Love
05. Tomorrow
06. Cruise Control
07. Hallucinate
08. Only The Good Die Young
09. Bad Actress
10. Come Undone
11. Gotta Let It Go


giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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  1. giulio b

    Siamo ad anni luce da Pyromania e Hysteria.
    Questo Songs From The Sparkle Lounge è un miscuglio di tante cose già sentite in precedenti cd.
    Salvo Gotta Let it Go, C’mon x 2, and Go (Fantasia nei titoli pari a zero)
    Voto 6 (alla carriera)

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