Sole Syndicate – Recensione: Into The Flames

Dei Sole Syndicate non è che sia riuscito a sapere poi molto: sul loro sito non si trova alcuna biografia, la cartella di presentazione del nuovo album non contiene note di rilievo ed anche la descrizione che la band fornisce di sé (“Sole Syndicate is a swedish rock band”) ti costringe a prendere atto che a questa formazione il passato e le agiografie interessano relativamente poco. Gli ottocento fan racimolati su Facebook dicono tutto e niente: se da un lato il numero nudo e crudo non ha niente a che fare con l’effettiva qualità del prodotto, ai più diffidenti verrà comunque il sospetto che fino a questo momento questi quattro musicisti scandinavi – ad oggi assenti anche sulle nostre pagine – non abbiano fatto granchè per attirare le masse. Niente a che vedere con il pifferaio di Symphony Of Destruction (Megadeth, 1992), quindi, ma ascoltando “Into The Flames” si ha la sensazione che questa possa essere la volta buona per attirare nuovi topini alla corte di Svezia. Quello descritto dai Sole Syndicate è sicuramente un hard moderno a tinte fosche e piovose, abilmente descritto con suoni nitidi e puliti che sembrano mettere ulteriore distanza tra il comfort casalingo dell’ascoltatore e la drammaticità degli eventi narrati. Il principale elemento di sorpresa sta però nel modo in cui tanta freddezza, di gusto sicuramente scandinavo, sfocia con naturalezza in chorus molto orecchiabili e gradevoli (“In The Absence Of Light” fa un po’ Eurovision, eppure la riascolteresti all’infinito), cantati con naturalezza (“Forsaken”) e con quella semplicità che una buona melodia ti permette di mettere in risalto (“Shadow Of My Life”). In questo fluire così dolce e ben organizzato c’è sicuramente qualcosa di nuovo ed originale, che coniuga con sensibilità la durezza che ti aspetteresti da un disco di metal svedese con quella decadenza melodica e rarefatta, certamente non rara a quelle latitudini ma raramente coniugata con tanto buon gusto.

Questa idea di contemporaneità assume, nelle teste della band fronteggiata da Jonas Månsson, la forma di un hard rock levigato e continuamente tentato dalle evoluzioni del prog, mantenendosi in equilibrio tra episodi immediatamente cantabili (“Count To Zero”, mentre “Do You Believe” mi ha ricordato chissà perchè i Roxette) ed altri nei quali la ricerca della complessità assume un ruolo di maggiore rilievo. Nonostante l’impronta vocale non sia delle più potenti o autoritarie, lo stile pulito e melodico di Månsson è perfetto per sottolineare la componente elegante e più femminile dei Sole Syndicate, quella che – quando sostenuta a dovere dalle ritmiche più infuocate (“Miss Behave”) – si dimostra in grado di reggere sulle proprie spalle tutto il peso di questo nuovo lavoro. Una componente peraltro sottolineata dagli interventi sempre efficaci della tastierista Katja Rasila. Qualunque sia la direzione intrapresa, non accade mai che questa ricerca si trasformi in tempo perso: ogni brano mantiene infatti una sua personalità marcata (vedi l’incidere ritmico di “Brave Enough”, solo mitigato dalla dolcezza delle sue tastiere), diventando parte del racconto ed invogliandoti a scoprire cosa arriverà tra una manciata di minuti. Che si tratti di guerre, salute mentale (“Dust Of Angels”), ambiente ed ingiustizie sociali, i Sole Syndicate dimostrano anche con la potenza dei propri testi di considerarsi qualcosa di più rispetto alla spensierata hard rock band del passato (quasi autocitata in “Sunset Strip”), confermando un’evoluzione rispetto al precedente “Last Days Of Eden” (2020).

Per quanto i rimandi a Black Sabbath, Dio, Europe, Alter Bridge e Black Stone Cherry non mi sembrino del tutto azzeccatissimi per descrivere questa proposta, tra le pieghe ordinate di “Into The Flames” ci sono sicuramente più durezza e coraggio (“Freak Like Me”), più maturità ed atmosfera, facendo di questo disco quello della conferma, come secondo molti la terza uscita dovrebbe essere. Ed in ogni caso la nostra Scarlet Records merita un plauso per aver dato voce – anche attraverso il missaggio sammarinese di Simone Mularoni – ad una band relativamente poco conosciuta, ma che stando a quanto sentito in questa occasione merita sicuramente una possibilità… ed anche un supporto per comunicare meglio il proprio messaggio. Per quanto banale e poco esaustiva, la definizione di freddo col cuore non sembra così fuori luogo per descrivere un album che a suo modo innova, coinvolgendo con l’efficacia dei propri cori ed allo stesso tempo allontanandoti con la forma metallica dei suoi suoni. Un tira e molla che ricorda quello alla base di tante relazioni umane, sul quale non scommetteresti nemmeno un centesimo e che invece tiene a galla tante anime, e tante belle storie.

Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Forsaken 02. Count To Zero 03. Brave Enough 04. Shadow Of My Love 05. Miss Behave 06. Dust Of Angels 07. Sunset Strip 08. Do You Believe 09. In The Absence Of Light 10. Freak Like Me 11. Back Against The Light 12. Into The Flames
Sito Web: facebook.com/solesyndicatemusic

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login