Slipknot – Recensione: We Are Not Your Kind

Come un rasoio affilato che si incastra tra pelle ed ossa, un tratto che apre in due e che spacca le carni. Il nuovo capitolo degli Slipknot arriva lungamente atteso anche in Italia, visto anche il successo della data bolognese di fine giugno (qui il nostro live report).

Prima canzone “vera” “Unsaintend”, ormai da tempo entrata nella testa dei fan più o meno esagitati della band a stelle e strisce. Brano che nonostante tutto ancora regge e si dimostra forte e decisamente nel solco della tradizione dei nostri.

Ad un primissimo ascolto, quello che intriga di “We Are Not Of Your Kind” è l’intensità, i tratti inconfondibili e la profondità nella scelta di suoni ancora più cupi del solito. “Birth Of The Cruel” è uno degli esempi, con quell’incedere minaccioso e caracollante che scuote l’ascoltatore. Un disco che sceglie il solco del precedente “.5: The Gray Chapter”, ma che dal precedente mette in evidenza una voglia ancora maggiore di scrivere canzoni senza troppi orpelli o trucchetti da studio pomposi.

Ma a conti fatti è tutto il disco a funzionare, anche e soprattutto quando i nostri assestano colpi degni di nota come “Nero Forte” (nonostante il titolo apparentemente imbarazzante per le orecchie di un fan italiano),  canzone dal groove live spaventoso che sorprende con ritornello insospettabilmente melodico. C’è anche molto mestiere, come nel caso organizzato di “Critical Darling” che ritrova la strada tanto cara a Taylor e soci di un brano feroce nel crescendo e puramente melodico nel chorus. Caotica & canonica “Red Flag”, pura e semplice nell’essere in – your – face. Quasi un riempitivo per il livello dell’album.

Ma la cappa oppressiva creata dalla truppa dell’Iowa non molla anche con “Liar’s Funeral”, solo apparentemente melodica cresce ed aumenta la componente drammatica crescendo con le chitarre di Root e Thomson.

Nel mezzo anche tracce da una manciata di secondi (compresa l’intro “Insert Coin” e la sorprendentemente lunga “My Pain”, quasi 7 minuti di musica), esercizi elettronici il più delle volte che aprono la strada verso la canzone successiva. Piace proprio per questo la doppietta “What’s Next” e “Spiders”, con quest’ultima sospesa, aggrappata solo alla voce di Corey che resta al centro della scena per buona parte dei 4 minuti a sua disposizione. “Orphans” invece è dai tratti più standard e segue il canovaccio di “Unsainted”. Un prossimo video/singolo? Una scelta che molti apprezzerebbero.

Prima dei saluti c’è la misteriosa “Not Long For This World”, dai toni sì intensi ma dal punto di vista dell’interpretazione di Taylor. Per il resto una canzone che pur giocando con le ombre non lascia traccia di sé. È “Solway Firth” a concludere le ostilità, canzone certamente non indimenticabile ma se accoppiata con il video decisamente disturbante riesce a trovare una sua identità precisa.

Pur non essendo il migliore dei dischi possibili, e neanche il migliore tra quelli composti dai ‘Knot, “We Are Not Of Your Kind” è una raccolta di canzoni che non perde la bussola.

Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 2019

Tracklist: 1. Insert Coin 2. Unsainted 3. Birth Of The Cruel 4. Death Because Of Death 5. Nero Forte 6. Critical Darling 7. Liar’s Funeral 8. Red Flag 9. What’s Next 10. Spiders 11. Orphan 12. My Pain 13. Not Long For This World 14. Solway Firth
Sito Web: https://www.facebook.com/slipknot/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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