Slayer – Recensione: Repentless

Li attendevamo al varco e il fatidico momento è finalmente arrivato: gli Slayer sono pronti a farci ascoltare il nuovo album “Repentless”. Il primo disco nella loro storia senza Jeff Hanneman, il primo dopo il ritorno di Paul Bostaph e, last but not least, il primo dopo una lunga attesa di sei anni. Detto questo, un’introduzione ad effetto ve la dovevamo, ma abbandoniamo subito i toni pomposi: “Repentless”, pur essendo discreto, non è infatti un lavoro dalle caratteristiche straordinarie o eccezionali, né nel bene, né nel male. Se volete subito un parere in estrema sintesi, siamo al cospetto di una release non certo memorabile, ma nemmeno da buttare. Un album che in un’ipotetica classifica dei dischi più recenti della band si collocherebbe al di sopra dello spento “World Painted Blood”, però al di sotto del distruttivo e sorprendentemente ispirato “Christ Illusion”.

Il gruppo californiano ha sapientemente alimentato le aspettative dei propri fan nelle settimane precedenti, diffondendo quelli che alla prova dei fatti si sono rivelati gli episodi migliori del platter. Da un lato pezzi magari non originalissimi, ma 100% Slayer e davvero cattivi, pronti a conquistare gli estimatori di vecchia data; dall’altro brani un po’ meno canonici e più particolari, funzionali a mostrare un band in salute e ancora in grado di sviluppare idee fresche. Appartengono al primo gruppo la tiratissima title track, che preceduta dall’intro atmosferica “Delusions Of Saviour” costituisce un’ottima apertura, e la corposa “You Against You”, che parte in sordina ma accelera prepotentemente dopo una quarantina di secondi e beneficia di notevoli scambi chitarristici; l’analisi di quest’ultima può valere anche per “Implode”, traccia già anticipata in sede live. Sono invece da ascrivere al secondo gruppo di canzoni la cupa, fumosa e più cadenzata “Cast The First Stone”, pezzo dal sapore stoner/sludge, e l’intrigante quasi ballad “When The Stilness Comes”, altro brano già presentato in anteprima dal vivo.

Peccato che a questo punto le restanti sei tessere che vanno a completare il puzzle da 12 pezzi mostrino poca fantasia e siano tendenzialmente monotone, togliendo sapore e mordente all’album. Le veloci “Take Control” e “Chasing Death” sono anche gradevoli, ma nella loro standardizzazione e adesione ferrea a certi stilemi del genere non aggiungono nulla di ché all’opera: la prima in particolare partirebbe anche molto bene, ma finisce per sfociare in un refrain alquanto irritante. “Vices” non lascia invece proprio la minima traccia, scivolando nell’oblio già al passaggio alla canzone successiva.

Una sorte analoga all’ultimo pezzo citato può toccare alla breve “Piano Wire”, insipida e con tutte le carte in regola per ottenere la certificazione di filler. La successiva “Atrocity Vendor” non risolleva più di tanto la situazione: è però quanto meno dinamica e ci mostra un Paul Bostaph particolarmente ispirato. La conclusiva “Pride In Prejudice”, oltre a beneficiare di un intelligente gioco di parole nel proprio titolo, rappresenta una traccia elaborata, massiccia e differente dai canoni più utilizzati nel disco, e per tutte queste ragioni apprezzabile.

Un album riuscito a metà non può far certo gridare al miracolo, specialmente se quella metà mostra sì un certo livello qualitativo, ma non sconvolge più di tanto. Godiamoci comunque le bordate e le belle idee presenti nelle canzoni migliori di questo “Repentless” e non pensiamoci troppo su: tanto siamo sicuri che al loro prossimo concerto gli Slayer spaccheranno tutto come sempre e noi saremo lì per risentire ancora una volta “War Ensemble”, “Raining Blood” e “Angel Of Death”. Le nuove leve che compongono l’ultimo platter di Tom Araya e compagni non hanno infatti i numeri per stare affiancate a lungo ai cavalli di battaglie della band; faranno la loro dignitosa comparsata al prossimo tour, quindi si incammineranno verso il loro inevitabile destino al prossimo giro di boa.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Delusions Of Saviour
02. Repentless
03. Take Control
04. Vices
05. Cast The First Stone
06. When The Stillness Comes
07. Chasing Death
08. Implode
09. Piano Wire
10. Atrocity Vendor
11. You Against You
12. Pride In Prejudice


Sito Web: http://www.slayer.net/

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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  1. Fabio

    Ehhhhhh non mi aspettavo niente di più in effetti, se però mi dite che è un po meglio di world painted blood beh un po’ di gioia me l’ha data, staremo a vedere,m a ormai gli Slayer dovrebbero andare in pensione, nonostante io li adori alla follia devo essere obiettivo non han più molto da dire

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  2. Khydo

    parto dall’idea che le recensioni sono spesso soggettive,ma non so dove sarebbero dovuti arrivare gli slayer, e cosa avrebbero dovuto partorire oggi, dopo aver generato opere irripetibili dall’inizio della loro carriera fino a season in the abyss e con un 70% di brani leggendari marchiati dall’insostituibile Jeff Hanneman. il successivo percorso è stato caratterizzato dalla continua ricerca di un sound pur sempre Slayer ma più sperimentale che per un fan come me che li segue dal 1984 ha lasciato più dubbi che conferme. già il fatto di indicare christ illusion come ispiratissimo solo perchè leggermente più vicino al concetto di reign in blood mi fa pensare che non tutti sono capaci di capire il significato del termine “slayer”. con questo vorrei dire che repentless non è un miracolo ma è un graditissimo ed inaspettato ritorno alla pura e semplice mazzata sonora, con una registrazione globale pesantissima molto più vicina agli exodus (ecco qui il valore di gary Holt) e con arrangiamenti Slayxodus estremamente efficaci. considerando che i primi 4-5 album saranno inarrivabili anche nei prossimi 200 anni, repentless, personalmente, si colloca prepotentemente nell’olimpo del massacro sonoro più efficace e maturo degli ultimi periodi. anche se le songs riportano al 90% la firma del solo King, permettetemi di pensare che il buon Kerry da solo non avrebbe partorito un album così bello…. Jeff Hanneman sarà sempre unico……ma grazie di cuore Gary, non sentivo urlare cosi’ Tom Araya dal 1986. per me il voto e’ 8.5 (ma parte di me dice 9)

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    • Fabio

      Ancora non ho sentito questo album e il tuo voto mi rincuora, spero davvero che sia bello cme dici, detto ciò adoro gli Slayer dagli inizi e non ho problemi a dire che x me christ illusion non è un album ispirato è un vero capolavoro

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    • Manuel

      Il tuo commento è molto ben motivato, ma opinabile in diversi punti:
      Io faccio parte della “cricca old school”, quindi quelli che adorano la fase iniziale, ma secondo me
      Divine Intervention è un album della madonna, quasi bissato da Diabolus in Musica.
      Per me il vuoto creativo degli Slayer esaurisce qua (compreso il da voi lodato Christ Illusio, per me sufficiente o poco più).
      Ieri ho ascoltato 3 volte consecutive questo Repentless e ho già esaurito la voglia…
      Tu dici che si sente l’apporto di Holt? Per me il difetto è proprio questo; un riff master come Holt dovrebbe essere valorizzato (ascoltare il grandissimo Blood In Blood Out per credere), ma qua è una semplice comparsa…
      Non parliamo poi dei suoni osceni…la doppia cassa sembra il fustino del Dixan senza polvere dentro e le chitarre così ribassate mi fanno accapponare la pelle…
      Grande prova di un sorprendente Araya!
      Non ci siamo, mi spiace…voto : 5

      Reply (in reply to Khydo)
      • Fabio

        @ manuel, io non mi son mai definito old school, infatti diciamo che il metal mi piace sia quello vecchia scuola sia quello più moderno, detto ciò a me per esempio divine intervention non piace per niene, lo trovo molto noioso e con song poco incisive (mio parere personale sia chiaro) trovai invece il tanto criticato diabolus in musica un bell album diverso e sperimentale, si è vero era più groove, ma a me il groove metal piace da matti quindi diabolus mi garba assai, con God hates us all e soprattutto Christ Illusione han fatto due lavori strepitosi secondo me, canzoni come disciple, bloodline o cult, flesh storm o eyes of the insane mi mandano in estasy.
        Con gli ultimi due lavori, World painted blood e quest ultimo Repentless invece ce stato un brutto calo qualitativo, le canzoni sono monotone (tranne giusto qualcuna) in questo album ad esempio la titletrack po you against you non sono male, ma nel complesso è proprio robetta, la sufficenza gliela do per amore incondizionato che ho per questa band,ma in generale concordo con te, non ci siamo proprio.

        Detto ciò, l’album più bello che ho ascoltato quest anno è genexus dei Fear Factory, quello mi ha fatto veramente impazzire

        Reply (in reply to Manuel)
  3. Lorè

    Boh, a me Araya che urla per dischi interi mi rompe il cazzo a morte.
    Dopo Season in the Abyss riesco ad ascoltare solo Divine Intervention… poi il nulla cosmico.
    Christ illusion è stata un illusione, eh eh…. Lombardo alla batteria, la cover del disco stile “veri Slayer” … poi si è rivelato un’altro disco farlocco.
    Per carità, non sto dicendo che sono dei merdoni come i metallica, venduti come zoccole, però la direzione intrapresa non mi garba per nulla.
    mi tendo hell-reign-south-season e divine nel cuore…… il resto lo lascio ai giovani metal kids.

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  4. pierpaolo liberatore

    Non ho ancora ascoltato il disco.. ma ultimanente, dal volto di Araya mentre suona dal vivo ( sembra uno che abbia timbrato il cartellino e si avvii a fare la solita routine…) non mi aspetto nulla di coinvolgente. Spero di sbagliare.

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  5. Enrico Antenai

    Come tutti i grandi della scena musicale anche x gli Slayer esiste una formula che è sempre efficace se non si vuole sbagliare. Come nel country non sbagli se parli di qualche cosa riguardo mamma, treni, camion, prigione stramazzato al suolo ubriaco, anche per gli Slayer teschi, religione, preti e croci, sangue a palate sono all’ordine del giorno. Personalmente non amo la sperimentazione e altro (nel senso di osare di più oltre i confini Metal) in una band Trash vecchia data mi aspetto gli Slayer cosi come sono lamentando però che sono moooolto diluiti dal punto di vista compositivo. Un pò come i Motorhead. Sarebbe per me deludente comprare un Black Magic o Repentless e sentirlo suonare come un disco dei Converge o Ocean. Mi piace molto l’idea di Paul alla batteria xchè io ho sempre ritenuto che “Divine Intervention” seppur non registrato benissimo abbia interrotto la “possibilità” che facessero qualche rap e mosh cadenzato di troppo. Detto questo Tom ha scelto di non intraprendere il percorso di un intervento chirurgico..quindi se non c’è più il suo coinvolgimento nell’headbanging sono molto felice per lui in quanto non ritengo debba dare tutto a 50anni suonati. Piuttosto mi aspetto meno “out of tuning” e controllo dell’intonazione. Tu guarda i Metallikaz che sono diventati…sono talmente detestabili che ci metterei la firma per 10 dischi come “Repentless”. Ma tanto cè chi ha già dimenticato le sfilate di armani e versace in passerella di Mtv con Mr Mozzarella Larz e Co. Almeno Kerry entra con le catene …slitta e attacca male in qualche pentatonica ma spaccano e dal vivo regalano spesso grande sound professionalità.

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