Skyharbor – Recensione: Sunshine Dust

Pur avendo sempre seguito con interesse gli Skyharbor, band con base in India, non abbiamo a suo tempo recensito i primi due, validissimi, album “Blinding White Noise: Illusion & Chaos” e soprattutto “Guiding Lights” (dove spiccava l’ingombrante presenza di Dan Tompkins dei TesseracT) mentre abbiamo avuto occasione di vederli un paio di volte dal vivo (con alterni risultati).

Album tribolato che ha richiesto qualche anno per la sua realizzazione con canzoni come “Blind Side” e “Out Of Time” non composte ora ma già lanciate in rete in precedenza e ora riviste, “Sunshine Dust” non è un lavoro epocale da un punto di vista compositivo ma le belle e sempre azzeccate linee vocali nonché dei ritornelli d’impatto lo rendono una delle migliori uscite in ambito djent metal dell’anno a conferma che, nonostante si fatichi ad accettarlo, il progressive metal è oggi tutt’altra cosa.

“Dim” mette subito in campo la convinzione degli indiani (e po’ americani) che non soddisfatti di come si stava plasmando l’album hanno deciso di “rivederlo” dall’inizio mettendolo nelle sapienti mani di Forrester Savell (produttore/luminare del movimento alternative prog australiano).

L’impressione generale è che gli Skyharbor in studio convincano dove con “Sonder” hanno un po’ fallito i TesseracT, band a cui i nostri sono legati per i trascorsi nonchè stilisticamente. “Synthetic Hands” (tempo addietro intitolata “Chemical Hands”) vede una maiuscola prova di Eric Emery che ci aveva un po’ deluso dal vivo mentre “Ethos” è l’esempio di come gli Skyharbor sappiano ampiamente trattare la materia; il batterista Aditya Ashok non sarà forse ai livelli del suo predecessore Anup Sastry ma la resa e la produzione finale di “Sunshine Dust” è notevole.

“Dissent” flirta con rap e nu metal anni ‘90 e la title track posta in chiusura si può mettere in relazione proprio alla scena australiana citata prima con in evidenza il lavoro della coppia di chitarristi Dhar/Dayal, due funamboli della sei corde che però mettono sempre il pathos avanti alla tecnica.

Diciamo che i difetti disseminati qua e là vengono prevaricati dagli aspetti positivi e “Sunshine Dust” potrebbe anche essere un modo per i neofiti di scoprire questa band, per poi rivolgersi ad un album di tutt’altro spessore come il precedente “Guiding Lights”.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Entertainment One/Good Fight Music

Anno: 2018

Tracklist: 01. Signal 02. Dim 03. Out Of Time 04. Synthetic Hands 05. Blind Side 06. Disengage/Evacuate 07. Ethos 08. Ugly Heart 09. The Reckoning 10. Dissent 11. Menace 12. Temptress 13. Sunshine Dust
Sito Web: https://skyharborband.com/

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