Skold – Recensione: Dies Irae

Dopo la parentesi dell’anno scorso nel progetto Not My God assieme a Nero Bellum dei Psyclon Nine, ritroviamo Skold nuovamente in pista con la sua band principale, che da lui prende il nome con un nuovo lavoro di zecca intitolato “Dies Irae”. Un album che doveva già uscire nell’estate dell’anno scorso, ma che, per volontà della casa discografica ha visto solo ora la luce, sicuramente per non far coincidere le due uscite e anche a causa del protrarsi della pandemia.

Un lavoro che si concentra in poco meno di quaranta minuti, ma che mostra una continuità con il predecessore in cui ritmi frenetici e sintetici si amalgamano in modo sapiente con l’uso dell’elettronica.  Se proprio vogliamo trovare una minima differenza tra “Never Is Now” e “Dies Irae”, la percepiamo in un sound più metal e corposo, mentre il predecessore risultava più heavy nell’uso dei sintetizzatori, ma sono inezie. Il risultato è un album molto compatto e che riconferma la bravura e poliedricità di questo artista.

L’opener “Dirty Horizon” ne è la piena rappresentazione, caratterizzata da un ritmo frenetico e incalzante, a cui segue la più elettronica e sinuosa “Unspoken”, pervasa da un tacito  senso licenzioso che la rende conturbante. Nei testi Skold contempla la morte e il giudizio finale, e non a caso “Dies Irae” è una frase latina che significa il giorno dell’ira. Questo concetto è ben rappresentato in brani come “The End Is Near”, “Terrified” (“I’m not afraid of dying, Im fucking terrified”: non ho paura di morire sono fottutamente terrorizzato) e anche nella traccia di chiusura, “Goodbye”.

La decadenza, la malinconia, la forza espressiva, la sofferenza sono portati all’ennesima potenza in “Love Is A Disease”, un urlo di dolore che graffia l’anima nera dell’ascoltatore, seguita dall’incessante “This Is The Way”, forse il brano più potente di questo lavoro e la Mansoniana “Silicon Dreams”, che fa presa dal primo ascolto. Nella parte finale troviamo la più danzereccia “As Above So Below” e l’oscura post apocalittica “Kill Yourself”, dal ritmo più freddo e sintetico.

Dies Irae” è davvero un ottimo lavoro curato nei minimi dettagli, a partire dalla copertina, realizzata dal pittore contemporaneo tedesco Sebastian Nabel, alla produzione impeccabile che da sempre caratterizza i suoi lavori. Un ulteriore passo avanti per Skold, un artista  che non finisce mai di stupirci.

 

Etichetta: Cleopatra Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Dirty Horizon 02. Unspoken 03. The End Is Near 04. Terrified 05. Love Is A Disease 06. This Is The Way 07. Silicon Dreams 08. As Above So Below 09. Kill Yourself 10. Goodbye
Sito Web: https://skold.com

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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