Skillet – Recensione: Victorious

Gli Skillet si possono definire, nel migliore dei modi, come una band semplice, con un messaggio semplice che fa musica semplice. Fondati negli ormai lontani anni 90, sono un gruppo definito, a volte anche per scherno, “post-grunge”, che altri non indica che il rock/metal con riff stoppati, ritmiche accessibili ma non eccessivamente lente, una sezione ritmica pachidermica e pesante e molto tendente all’uso di tastiere e effetti di produzione elettronici o di deriva dance/industrial (non a caso in stile Nine Inch Nails). Alla voce abbiamo quella molto roca e poco professionale del bassista John Cooper e quella acuta, spesso maneggiata con Auto-tune, di sua moglie, la chitarrista Korey Cooper.

Sebbene la fama degli Skillet si basi su elementi lontani dalla musica e tendenti di più all’immagine pulita del gruppo (testi speranzosi e ottimisti, spesso riferenti ad elementi presi dalla religione cristiana, ritornelli vincenti e tendenti alla tradizione del pop moderno americano e alla vita personale dei coniugi Cooper), va detto che alcuni dei loro album funzionano, e anche bene. Iniziarono come una pallida band da garage fin troppo derivativa dei Tool (ascoltare il loro debutto per capire meglio) e finirono per scrivere il loro capolavoro, “Alien Youth”: seguirono a ruota con due album, “Collide” e “Comtose”, che sebbene non fossero altrettanto consistenti, erano comunque lavori solidi ed efficaci, senza contare l’improvviso ed ampio successo mediatico/commerciale che ottennero da singoli come “Savior” e “Comatose”. I successivi, “Awake”, “Rise” e “Unleashed” erano più una conferma della riuscita della loro formula, anche se la preponderanza di elettronica, diversioni metalcore e songwriting meno grintoso indicava che il gruppo aveva perso mordente.

Legendary” apre le danze con un potente riff con accenti swing e linee vocali tuonanti e basate su poche note ben messe, un canto da stadio in stile The Rolling Stones che lascia ben presagire sul resto dell’album. La title track include frammenti di archi digitali e vibrafoni nelle strofe, più un ingegnoso duetto fra i cantanti sormontato da una progressione apocalittica, “Save Me” scuote le fondamenta con i propri riff stoppati, e “Rise Up” è scritta in un’accordatura più bassa di quella delle altre tracce. Il resto dell’album si basa più o meno sulla stessa formula semplice e cantabile del gruppo, resa efficace da una produzione ben bilanciata che permette l’apprezzamento degli inserti elettronici senza renderli estranei al sound del gruppo. Ci sono pezzi più leggeri, sia a livello di suono sia a livello di arrangiamenti (in “This Is the Kingdom”, per esempio, le chitarre vengono messe da parte a favore dell’orchestrazione di tastiere) . Altre tracce che si segnalano sono le ballate “Terrify the Dark” e “Anchor” (quest’ultima il punto forte dell’album), la sognante “Reach” e la conclusiva e pesante “Back to Life”.

In conclusione, gli Skillet rimangono una band apprezzabile per la loro proposta, adatta a chi preferisce il proprio rock/metal poco impegnativo (specialmente nei mesi caldi, in cui il cervello fatica a stare dietro alle cose complesse), melodico, forte, positivo e, perché no, che strizza un occhio o anche due alla musica dance. “Victorious” è tutt’altro che un album “vittorioso”: è un album pulito, scorrevole e occasionalmente coinvolgente, decisamente meglio del piatto “Rise” e dell’omonimo dei Wolfmother. Raccomandabile.

Etichetta: Atlantic Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Legendary 02. You Ain't Ready 03. Victorious 04. This Is the Kingdom 05. Save Me 06. Rise Up 07. Terrify the Dark 08. Never Going Back 09. Reach 10. Anchor 11. Finish Line 12. Back to Line

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