Skelator – Recensione: Cyber Metal

Gli americani Skelator sono uno di quei gruppi che non si prendono troppo sul serio. Sì, è un cliché, ma del resto ne sono pieni: nonostante l’accordatura in Re, il loro metal tradizionale è talmente revivalista e di vecchio stile da sembrare addirittura interessante. Musicalmente, incorporano le influenze di ogni tipo di band classic metal, basta che siano stati attivi negli anni 80 (Manowar, Judas Priest, Iron Maiden, Savatage, Helstar e, per qualche strano motivo, specialmente i tedeschi Running Wild). Riffing in palm-muting in sedicesimi, batteria senza doppia cassa e pestata con poca precisione e assoli scritti (meglio dire “improvvisati in studio”) veloci e vigorosi.

Quinta fermata del loro percorso itinerario del genere ultra-classico con “Cyber Metal” (che, nonostante il titolo, non c’entra nulla con i Fear Factory): “Cyber Samurai” mette subito le cose in chiaro con ritmiche intorno ai 150 BPM, voce sguaiata e lontana dall’essere professionale e giri semplici, ma non per questo poco efficaci, passando poi per l’incedere pesante di “Cast Iron” e quello più ballabile di “The Hammer”. La seconda parte offre le stesse identiche cose, quindi un altro pezzo a 150 BPM, stavolta più melodico (“Akira“), un altro pezzo potente in 12/8 (“Erlkonig“), uno veloce ed epico (“Seven Scars“) e un altro più lento e catchy (“Psychic Silver Wheels“).

Alla fine della fiera, gli Skelator fanno quello che sono soliti fare. In “Cyber Metal” c’è più ripetitività che in passato, ma né i fan del gruppo né del genere dovrebbero lamentarsi più di tanto, specialmente considerato quanto poco hanno fatto (e quanto poco sia stato rilevante) i Manowar e i Running Wild dai tempi del primo album di questo gruppo ad oggi.

Etichetta: Gates of Hell Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Cyber Samurai 02. Cast Iron 03. The Hammer 04. Highlander 05. Akira 06. Erlkonig 07. Seven Scars 08. Psychic Silver Wills

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