Lifelover – Recensione: Sjukdom

Sjukdom: malattia, infermità. Il nuovo album per i depressive post-black rockers Lifelover, una delle realtà più originali e interessanti del genere in questione. C’è come sempre una diretta correlazione fra il titolo degli album del gruppo svedese e il contenuto.
E se infatti il precedente, impressionante “Konkurs”, rappresentava proprio una metaforica bancarotta emotiva, uno scacco esistenziale di dolce-amara rassegnazione, questo Sjukdom (edito dalla Prophecy) è il passo successivo, ovvero il sopraggiungere, il manifestarsi della malattia, patologia mentale che è ossessione, compulsione, mania, depressione.

A livello tematico il gruppo guidato da Kim Carlsson (Hypothermia, Horns Emerging) non fa dunque che confermare i propri canoni abituali, vale a dire il racconto di una deriva esistenziale attraverso spezzoni di lucida follia, schegge impazzite di consapevolezza, rassegnazione, misantropia, frustrazione; ma in questo disco la narrazione cambia in parte sfumatura, si fa oscura, violenta e aggressiva, come se l’urgenza espressiva di esternare le proprie emozioni si fosse fatta ancor più pressante. L’impasto sonoro è dunque più denso, greve, sinistro, e sfrutta maggiormente i rimandi a un certo doom, accantonando in parte la disturbata attitudine quasi punk prima più presente.

Tali caratteristiche si ritrovano da subito, nell’incipit di “Svart Galla”, flusso di bile nera che accoglie l’ascoltatore nel mondo maniacale e schizoide dei nostri. La seguente “Led by Misfortune” è la prima sorpresa dell’album, una traccia violenta, con riff assassini e una performance vocale disturbata, che ricorda molto da vicino quanto fatto da Nattramn nei Silencer.
“Expandera” è invece un brano più classicamente Lifelover, con un riff portante e semplici ma struggenti melodie di pianoforte, che accompagnano vocals sussurrate e sporadiche esplosioni di rabbia.
“Homicidal Tendencies” pare un veloce, feroce preludio a “Resignation”, song completa e riuscita, in grado di convogliare al meglio tutti i soliti trademark del gruppo. La seguente “Doften Av Tomhet” è invece più doomish e sulfurea, quasi si respirasse il puzzo del vuoto, di cui nel titolo.

“Totus Anctus “ritorna invece a pestare duro, tramite riff groovy solidi come il cemento, e strofe in cui la voce recitata istiga alla più cupa depressione. Forse troppo prolissa “Horans Hora”, comunque interessante nel suo incedere sinistro e crepuscolare. Le seguenti “Bitterljuv Kakofoni” e “Becksvart Frustration” riportano a tratti alla mente alcune cose già sentite su “Konkurs” e l’EP “Dekandens”, in quanto a sampler, suggestioni ambient e nichilismo post-punk.

Il sarcasmo tipico del gruppo ritorna nella melodica e fintamente zuccherosa “Nedvaknande”, prima della parentesi strumentale, forse superflua, di “Instrumental Asylum”, e del mood quasi ambient di “Utdrag”, che conducono alla conclusiva “Karma”, vero pugno nello stomaco, dalla violenza inusitata per i Lifelover, certamente un modo atipico, ma funzionale, per concludere un album, quasi fosse un’esplosione finale, un raptus di violenza, lo sparo di una pistola puntata alla testa.

“Sjukdom” è certamente un disco meglio prodotto, con un sound più definito e maturo, rispetto al recente passato, un’opera che riesce a delineare più adeguatamente e ampiamente i territori e i concetti abituali del gruppo, e lo fa con un’accresciuta enfasi, nelle chitarre di B (IXXI, Ondskapt) e H, davvero groovy, ma soprattutto nella batteria, non più minimale e sottoesposta come nel passato, ma strutturata e molto potente.

Come d’abitudine i Lifelover ci presentano un album completo e complesso, un cospicuo set di canzoni, anche molto eterogenee, in cui vengono esplorate varie sfumature della depressione, dell’instabilità mentale, la dolce-amara follia che il gruppo sembra conoscere così bene.
Nel farlo Kim, B e il resto del gruppo scelgono una chiave di lettura più estrema, aumentando le dosi sia di melodia che di violenza, producendo nell’ascoltatore un’overdose che è il vero coronamento del progetto Lifelover, smuovere, destabilizzare le coscienze, portarle vicino al lato oscuro e malato della vita.

Voto recensore
8
Etichetta: Prophecy Productions

Anno: 2011

Tracklist:
1. Svart Galla 04:28
2. Led by Misfortune 03:07
3. Expandera 03:49
4. Homicidal Tendencies 01:44
5. Resignation 03:37
6. Doften Av Tomhet 05:03
7. Totus Anctus 03:51
8. Horans Hora 06:19
9. Bitterljuv Kakofoni 04:14
10. Becksvart Frustration 04:28
11. Nedvaknande 02:51
12. Instrumental Asylum 04:52
13. Utdrag 03:17
14. Karma 04:30

Sito Web: http://www.lifelover.se/

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