Six Feet Under – Recensione: Torment

In casa Barnes i cambiamenti sono sempre stati all’ordine del giorno. Molto spesso sono infatti mutati i compagni di avventura che affiancano il carismatico e putrido leader ex-voce dei seminali Cannibal Corpse. Ed è proprio per questo che la fedeltà stilistica che i Six Feet Under hanno saputo mantenere nel corso delle uscite ha un che di mistico, soprattutto perché Barnes si occupa solitamente delle lyrics, lasciando l’incombenza della scrittura delle partiture musicali ad altri.

A questo giro ci pare di capire che il grosso del lavoro sia stato affidato a Jeff Hughel, coadiuvato dal batterista Marci Pitruzzella, entrambi già nel giro della band, ma anche noti per aver fatto parte di un gruppo iper-tecnico e brutale come i Brain Drill. Siamo per caso di fronte ad una svolta più techno-death per i Six Feet Under? Ovviamente no. Come precisato alla fine cambia magari qualche accento e qualche virgola, ma il sound caratteristico della formazione americana rimane quello e finisce per concentrarsi su canzoni piuttosto semplici nella struttura, incentrate su riff incisivi e sulle vocals gutturali dello stesso Barnes.

Alcuni passaggi sono invero leggermente più arzigogolati, come nella aggressiva “Exlporatory Homicide” o in “Schizomaniac”, ma sono episodi isolati che non diventano una nuova regola, visto che la maggior parte delle canzoni godono della classica struttura groovy e minimale a cui siamo abituati.

Vero è che nei brani citati o nella iniziale “Sacrificial Kill” fanno la loro comparsa anche riferimenti al passato remoto dello stesso Chris, ovvero ai primordiali Cannibal Corpse, ma anche qui stiamo parlando di un qualcosa che si inserisce in un’idea generale che rimane molto simile a ciò che i Six Feet Under rappresentano.

Nel complesso è quindi corretto dire che per chi è amante della proposta, e soprattutto delle ultime uscite della band, avrà anche qui di che godere. Però a noi a questo tornata qualcosa fa fatica ad andar giù. Non riusciamo infatti a liberarci della sensazione che il disco sia fin troppo freddo ed artefatto; non ci arriva insomma quella rabbia che un buon album death metal dovrebbe comunicare e la grande pulizia che caratterizza incisione ed esecuzione finisce quasi per diventare un piccolo difetto.

Anche la voce di Barnes, in passato capace di variazioni notevole, all’interno del registro estremo, appare qui davvero appiattita su di un rantolo che onestamente ha ben poco di brutale e molto di tedioso. Proprio per questo le canzoni con meno saliscendi ritmici e più monolitiche, come ad esempio “Knife Through The Skull” o “In The Process Of Decomposing” sono davvero noiose.

Intendiamoci, non è una regola che vale per tutto il disco ed, anzi, tutta la prima parte funziona piuttosto bene e coinvolge con facilità, ma nell’insieme qualche passaggio a vuoto di troppo e la citata generale sensazione di gelo che il sound trasmette non ci permettono di esprimere una valutazione personale che va oltre ad una onesta sufficienza.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Sacrificial Kill 02. Exploratory Homicide 03. The Separation Of Flesh From Bone 04. Schizomaniac 05. Skeleton 06. Knife Through The Skull 07. Slaughtered As They Slept 08. In The Process Of Decomposing 09. Funeral Mask 10. Obsidian 11. Bloody Underwear 12. Roots Of Evil

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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