Sirenia – Recensione: Dim Days Of Dolor

Tempo di come back per i Sirenia di Morten Veland. Progetto nato esattamente quindici anni fa dopo l’uscita dai Tristania del suo leader e arrivato con “Dim Days Of Dolor” all’ottava prova in studio. Dopo gli esordi plumbei e decisamente più vicini a un gothic malinconico e dal forte groove metallico, la band nel tempo si è spostata (con alterne fortune) verso un symphonic di più largo consumo, nel complesso sempre piuttosto efficace ma a nostro giudizio non interessante come le prove di inizio carriera.

“Dim Days Of Dolor” segue dunque questo percorso, sebbene la band norvegese vada incontro a un nevralgico cambiamento di line-up reclutando come nuova vocalist la francese Emmanuelle Zoldan (già corista dei Sirenia per un periodo), che va a sostituire la dimissionaria Ailyn Giménez Garcia. Il timbro operistico di Emmanuelle è di fatto l’unica novità proposta da “Dim Days Of Dolor”, che per il resto ricalca il consueto gusto musicale e compositivo del mastermind. Nulla di originale o diverso in questo album che non sia già stato detto dal gruppo o in generale dal panorama delle female-fronted band, ma le canzoni sono di ottima qualità e l’ascolto offre un’ora di buona musica.

Il nostro Morten sopperisce dunque al gap di novità con un songwriting convincente, come appare chiaro fin dall’opener “Goddes Of The Sea”, un brano che alterna drammatiche parti di arrangiamenti sinfonici a base di archi e tastiere all’output metallico (affilato, ma non aggressivo) delle chitarre e della sezione ritmica. La voce di Emmanuelle si rende subito protagonista di una performance senza sbavature, tanto che la voce femminile non è mai stata sugli scudi come in questo album, con le growling vocals di Veland ad apparire come semplice corollario in alcune canzoni.

Valore aggiunto è poi dato dallo sporadico ricorso ai ricami elettronici dei synth e all’utilizzo dei cori che rendono ogni capitolo più corposo. Certo non manca qualche momento ripetitivo e le atmosfere suggerite sono arcinote, ma il lavoro regge piuttosto bene e c’è soddisfazione ad ascoltare episodi come “The 12th Hour”, teatrale e dal refrain solenne, “Cloud Nine”, ficcante e con un mood particolarmente malinconico e ancora “Fifth Column”, dove l’accostamento tra il growl e la voce femminile, pur non più sorprendente, dimostra ancora la sua efficacia se utilizzato con logica.

Concludiamo con un plauso ai Sirenia e suggeriamo l’ascolto dell’album ai fan della band norvegese e ai supporters del panorama symphonic metal.

Sirenia

Voto recensore
6,5
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Goddess Of The Sea 02. Dim Days Of Dolor 03. The 12th Hour 04. Treasure N’ Treason 05. Cloud Nine 06. Veil Of Winter 07. Ashes To Ashes 08. Elusive Sun 09. Playing With Fire 10. Fifth Column 11. Aeon’s Embrace
Sito Web: http://www.sirenia.no/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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