Sinner – Recensione: Santa Muerte

Mat Sinner è un furbone, e certamente non si rimane sulla cresta dell’onda per quasi quarant’anni senza merito. I Sinner hanno fatto uscire il loro primo album nel 1982, e con il passare del tempo sono rimasti, per il bassista e cantante tedesco, una buona attività collaterale, da riattivare nei momenti di pausa tra una produzione musicale per altre band ed i Primal Fear. Gli ultimi anni però hanno rilasciato diverse soddisfazioni alla “piccola” band di peccatori, grazie a “Tequila Sunrise” del 2017, ottimamente valutato sia da critica che dai fans, grazie ad una attitudine festaiola ma sempre heavy, ad un suono devoto ai grandi Thin Lizzy, e soprattutto a canzoni valide e maledettamente catchy.

“Santa Muerte” riprende il discorso portandolo su un livello superiore, sia per un artwork accattivante ispirato al Messico ed al Dia de los Muertos, che per un acquisto fondamentale come quello di Giorgia Colleluori, cantante italiana che militava negli Eternal Idol di Fabio Lione, e scoperta da Mat Sinner in tour. L’intelligente leader non relega Giorgia ad un ruolo secondario alle backing vocals ma si alterna al microfono con lei, lasciandola spesso a condurre diverse canzoni, per un risultato di grande effetto e ampliando la varietà sonora e stilistica. La voce roca e sgraziata di Mat si lega molto bene alle tonalità sinuose, sensuali ma insieme potenti della Colleluori, che porta in più una buona dose di blues che si sfoga in pezzi notevolissimi come la torbida “Death Letter” o la zeppeliniana “Misty Mountain”. La ricetta vincente si esalta con una produzione esplosiva (dello stesso Mat Sinner) che dà grande forza alle sei corde (Tom Naumann ed Alex Scholppe, grandiosi a raddoppiare il suono delle chitarre come insegnano i miti Lizzyani) insieme a ritornelli sempre immediati e ben memorizzabili, al punto che in dodici tracks non rileviamo alcun punto debole o fillers. Gli ospiti sono pochi ma ben valorizzati, come il prezzemolino Ronnie Romero che canta in spagnolo nella breve e ficcante “Fiesta Y Copas”, o Ricky Warwick (Black Star Riders) che raddoppia in “What Went Wrong” il tributo al nume tutelare Phil Lynott.

Possiamo continuare con il class metal di “The Wolf”, grandioso duetto vocale che spinge la Colleluori a dare il massimo, oppure il chorus stellare della title track, che non si separerà da voi tanto facilmente. “Craving” è hard rock melodico da maestri, ed anche quando si alza la velocità, ascoltiamo piccoli gioielli come “Last Exit Hell” e “The Ballad of Jack”, che riescono miracolosamente a non risultare stancanti o ripetitive.

“Santa Muerte” rappresenta una sorpresa piacevolissima, ben superiore ad album usciti in contemporanea ben più pubblicizzati (penso per esempio al nuovo Black Star Riders), ed è il paradiso dell’hard rocker, non manca proprio nulla. Uno dei migliori dischi nel suo genere del 2019, senza se e senza ma. I Sinner giocano il Jolly!

Etichetta: AFM/Soulfood

Anno: 2019

Tracklist: 01.Shine On 02.Fiesta Y Copas (feat. Ronnie Romero) 03.Santa Muerte 04.Last Exit Hell 05.What Went Wrong (feat. Ricky Warwick 06.Lucky 13 07.Death Letter (feat. Magnus Karlsson) 08.Craving 09.The Wolf 10.Misty Mountain 11.The Ballad Of Jack 12.Stormy Night
Sito Web: https://www.facebook.com/SinnerBand/

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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