Grabak – Recensione: Sin

I tedeschi Grabak tornano sul mercato discografico con “Sin”, quinta fatica sulla lunga distanza. Il nuovo album è un concept sui peccati capitali, composto da un prologo, un epilogo e sette capitoli ciascuno incentrato su una delle sette colpe mortali. A livello musicale, “Sin” ribadisce la buona impressione maturata con la precedente release “Agash Daeva”: la band è ancora una volta foriera di un black metal tecnico e figlio dei Dark Funeral, costellato da passaggi melodici diluiti nei tappeti di riff di chitarra ed esecuzioni precise e taglienti, con alcune tinte thrash (citiamo la natura slayeriana di “Greed – The Sign Of The Rope”) e più in generale richiami allo stile nordeuropeo. Ovvio come l’originalità stia da tutt’altra parte, ma bisogna riconoscere alla band un song writing maturo che, al di là di alcuni momenti di stasi, argina molto bene l’altrimenti percepibile senso di derivazione. Una traccia come l’opener “Prologue – The Covenant” utilizza inoltre elementi di novità come la voce femminile e rivela da subito la natura enfatica e maligna dell’album. Anche le muscolari “Wrath – Into A Mental Inferno” e “Lust – Of Masters And Servants” lasciano il segno e colpiscono come rasoiate. Un buon album in definitiva, l’ensemble teutonico non cambia affatto le carte messe in tavola ma l’alchimia creata è assolutamente funzionale.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Twilight Vertrieb / Andromeda

Anno: 2011

Tracklist:

01. Prologue - The Covenant
02. Wrath - Into A Mental Inferno
03. Envy - Beyond The Grace of God
04. Gluttony - The King's Jester
05. Sloth - The Echoes Of Babel
06. Lust - Of Masters and Servants
07. Greed - The Sign Of The Rope
08. Pride - The Black Mirror
09. Epilogue - The Lord Of Sin


Sito Web: www.grabak.de

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