Asia – Recensione: Silent Nation

‘Silent Nation’ rappresenta un delizioso salto nel passato, negli sfavillanti anni ’80 in cui vi erano band di AOR in grado di sfornare canzoni da hit parade e classici che sono entrati per sempre nella storia della musica (‘Heat Of the Moment’ degli stessi Asia è una di queste canzoni) e del cinema con colonne sonore debitrici di un senso melodico ed armonico che purtroppo stenta a ritrovare il giusto spazio in questo periodo storico. Geoff Downes (tastierista, ex Yes e unico rappresentante della vecchia formazione degli Asia) e Jhon Payne (bassista cantante e compagno fedele di Downes nella seconda incarnazione degli Asia) sanno benissimo che ormai il loro lavoro è soprattutto rivolto ad appassionati di nicchia e difficilmente raggiungerà le grandi masse; per questo motivo cercano nuovi stimoli in ogni opera composta. Con ‘Silent Nation’ avvengono alcune importanti variazioni per gli Asia. Innanzitutto per la prima volta nella storia del gruppo il titolo del CD non è rappresentato da un’unica parola e non inizia per A finendo ancora per A (basti ricordare i titoli dei dischi precedenti, come ‘Aqua’, ‘Aria’, ‘Astra’, ‘Alpha’, Aura, ecc.), così come viene abbandonato, purtroppo, l’artwork di copertina da sempre ricco di suggestioni fantasy in favore di soggetti più reali e concreti. Il sound di ‘Silent Nation’ ritorna in larga parte alle origini dell’hard rock melodico che ha reso famosa la band negli anni ’80 e abbandona le sperimentazioni forse troppo azzardate e lontane dallo stile del gruppo operate nella parte finale degli anni ’90. ‘Silent Nation’ ci dona un gruppo in forma che riesce ancora a sfornare autentiche gemme melodiche come la hard rock song ‘What About Love’, oppure grandi lenti come ‘Gone Too Far’, che dimostra tutta la perizia compositiva della band, compreso il grandissimo lavoro, in quest’ultima canzone, operato nell’assolo di chitarra (appassionato e decisamente emozionante) di Guthrie Govan, che non fa rimpiangere il vecchio leone Steve Howe. Altra prova sopra le righe di Govan l’abbiamo in ‘Migdnight’, una rock song in cui si ritaglia una buona fetta di merito anche l’organo di mister Downes. Caratterista principale dell’album è però, nonostante alcuni pezzi decisamente luminosi ed ariosi, una certa malinconia e tristezza di fondo, che si evince da brani come i due finali ‘Darkness Day’ (caratterizzata da un coro gregoriano iniziale molto cupo e da un cantato sofferto di Payne) e ‘The Prophet’ (ballad drammatica e incredibilmente pregna di pathos), oppure dalla meravigliosa title track. Jhon Payne canta e trasmette, con un’interpretazione magistrale, insicurezze e frustrazioni per un album che mostra un lato impegnato ed in parte inedito degli Asia. ‘Silent Nation’ è un ottimo album di AOR che può accontentare sia gli amanti del genere sia chi cerca nuovi stimoli per un sound tradizionalista e sempre affascinante. Da avere.

Voto recensore
8
Etichetta: InsideOut / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist:

01. What About Love
02. Long Way Home
03. Midnight
04. Blue Moon Monday
05. Silent Nation
06. Ghost In The Mirror
07. Gone Too Far
08. I Will Be There For You
09. Darkness Day
10. The Prophet


leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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