Sengir – Recensione: Sign Of Devotion

Quato proposto da un sestetto come i Sengir è sempre di difficile catalogazione. Non e’ complicato sapere cosa aspettarsi da una band che prende a piene mani da Theatre of Tragedy, Lacuna Coil, L’Ame Immortelle e Sister of Mercy.

Una band al secondo album, con sound ormai definito o quasi (a meno di improvvisi stravolgimenti), sestetto con doppia chitarra e tastiera, oltre agli altri canonici elementi ritmici e vocali, con cantante femminile. E già questo basterebbe a bollare la loro musica per quello che è: il “solito” gothic rock mezzo depresso con venature elettroniche molto di moda dall’inizio degli anni ’90. La verità è che i Sengir non aggiungono assolutamente nulla a quello che è il panorama attuale. La musica è carina quanto basta, ma sinceramente dopo aver ascoltato tutto il cd ci si risveglia da una specie di coma ipnotico e ci si chiede come abbiano fatto a passare così velocemente i 48 minuti che compongono il disco senza lasciarci poco o nulla dentro. ‘Sign Of Devotion’ non è brutto, ma, a parte gli aficionados del genere, possiamo passare tranquillamente ad altro senza dispiacercene più di tanto.

Voto recensore
6
Etichetta: Buzzville/Frontiers

Anno: 2006

Tracklist: 01. Calling
02. Time
03. Conscience Awake
04. Close To The Bone
05. My Defense
06. Day You Take Me Over
07. Back To Reason
08. Silver Lining
09. Disbelief
10.Prove Me Wrong
11.Lose The Moment

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