Sigh – Recensione: Graveward

Sono pazzi questi giapponesi. Almeno, i Sigh di Mirai Kawashima lo sono certamente e inutile dirvi quanto fossimo curiosi di ascoltare un nuovo album della più imprevedibile realtà del Sol Levante. Tra l’altro questo “Graveward” avrebbe dovuto essere pronto da un bel po’ di tempo (è da almeno un anno che la band ne parla) e dopo continui ritardi eccolo finalmente tra le nostre mani.

Nati dall’immaginario black metal esattamente 24 anni fa sotto l’ala protettrice di un certo Euronymous, i Sigh si sono evoluti nel corso del tempo fino a diventare un ensemble difficilmente etichettabile. Non che gli esordi fossero regolari, ricordiamo ad esempio come “Scorn Defeat” (1993) fosse a tutti gli effetti un esempio di black metal “orientale” ancora molto crudo ma strano e fuorviante, una interessante risposta al muro di suono dei colleghi nordeuropei.

Autori di una discografia non sempre produttrice di album di alto livello, talvolta addirittura un po’ pretenziosi e fin troppo cerebrali per quanto complessi (citiamo l’ultimo “In Somniphobia”, 2012) ai Sigh bisogna comunque riconoscere il merito di aver intrapreso un percorso di crescita da non sottovalutare, una continua ricerca di contaminazione  e originalità. A volte appunto, un po’ forzata ed altre davvero convincente.

“Graveward” appartiene per fortuna alla seconda categoria. Di fatto continua la commistione tra il lato melodico e progressivo della musica estrema (inutile parlare di black, thrash o death, qui c’è un po’ di tutto) con ritrovati di rock psichedelico debitore ai 70’s, jazz, elettronica, o semplici momenti di follia. In “Graveward” gli ingredienti si mischano molto bene e per quanto l’ascolto richieda una certa concentrazione per non lasciarsi sfuggire nulla, Kawashima e soci curano molto di più l’orecchiabilità e la scorrevolezza dei brani.

“Kaedit Nos Pestis” apre le danze con rigore e presto accoglie ritrovati settantiani davvero gustosi, mentre “Graveward” e “The Molesters Of My Soul”, insieme a “Casketburner”, travono sfogo nei ricami jazzati e nel sax notturno di Dr.Mikannibal, dal tocco crimsoniano. Spazio a una maggiore orecchiabilità dicevamo e quindi più corposo a questo giro il contributo delle orchestrazioni sinfoniche grandiose ma non pacchiane. Ne abbiamo esempio in “The Tombfiller”, brano veloce ma dalle melodie ariose che flirta con un certo power metal europeo oppure nella magnificenza di “A Messenger From Tomorrow”, intenso pezzo a cavallo tra extreme metal e folk orientale, dove l’aggettivo “epico” starebbe quasi stretto.

Da segnalare poi i contributi sparsi di un certo numero di ospiti illustri che provengono da ensemble parecchio diversi: Matt Heafy dei Trivium, Niklas Kvarforth degli Shining, Sakis dei Rotting Christ, Frédéric Leclerq dei Dragonforce e Metatron dei Meads Of Asphodel, a dimostrazione di come i Sigh non abbiano nulla di normale. E a noi, per quanto la carne al fuoco sia davvero tanta, piacciono così. Questa volta l’esperimento è riuscito molto bene, senza forzature nè ostentazioni.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Candlelight Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Kaedit Nos Pestis
02. Graveward
03. The Tombfiller
04. The Forlorn
05. The Molesters Of My Soul
06. Out Of The Grave
07. The Trial By The Dead
08. The Casketburner
09. A Messenger From Tomorrow
10. Dwellers In A Dream


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/SIGH-official-page/227550909275

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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