Arcturus – Recensione: Sideshow Symphonies

Per aspera, ad astra.

Immaginate una banda di briganti dello spazio, un po’ pirati, un po’ signori (anche un po’ sovversivi, direbbe qualcuno), la cui nave venga colpita da un’avaria durante l’ennesima scorribanda tra le stelle e costretta ad un allunaggio d’emergenza. Immaginate che al contatto con l’atmosfera l’equipaggio intero cominci a delirare e dalle loro visioni di naufraghi dello spazio potrete intuire i suoni di ‘Sideshow Symphonies‘.

Ma torniamo un attimo ai preparativi per la partenza: sicuramente il colpo più grave era stato quello dell’ammutinamento di Trickster G. (a.k.a. Garm a.k.a. … insomma, ci siamo capiti) oggi più che mai concentrato esclusivamente sui suoi Ulver, la cui proposta, nonostante tutta la buona volontà profusa, vedasi ‘Metamorphosis’, viene ancora da qualcuno ricondotta in qualche modo al black metal (elitarismo esasperato? Ma per favore…).

Che fare, dunque? Alla fine la scelta è ricaduta su una vecchia conoscenza, che nel frattempo aveva avuto modo di farsi conoscere in giro: parliamo di Simen ‘Vortex’ Hestnaes, già pregiato ospite di bordo in tempi non sospetti ai tempi de ‘La Masquerade Infernale‘, e in seguito voce e basso per Borknagar e Dimmu Borgir.

Se vi aspettavate che il discorso ripartisse da dove eravamo rimasti con ‘The Sham Mirrors‘, preparatevi a delle sorprese: ‘Sideshow Symphonies‘ infatti spiazza tutti e si muove su coordinate impreviste, partendo sì dall’ultimo disco, ma recuperando in parte la maggiore “linearità” del debutto ‘Aspera Hiems Symfonia‘ e abbinandola al gusto dell’assurdo e del beffardo de ‘La Masquerade Infernale‘ (se avete presente un brano come ‘The Chaos Path‘, dove era ospite per l’appunto Vortex, forse non andate troppo lontani dalla realtà…), ma al tempo stesso riuscendo, e non è assolutamente cosa da poco, a suonare come qualcosa di mai sentito prima per gli Arcturus. Ed inoltre, influenza sicuramente inaspettata, ma forse prevedibile considerando il nuovo innesto alla voce, spuntano qua e là influenze dei Borknagar di ‘The Archaic Course’ o addirittura di ‘Empiricism’ (che sia un caso che uno dei brani, ‘Nocturnal Vision Revisited, si chiami quasi come uno contenuto proprio in ‘The Archaic Course’?).

Un disco cucito su misura per l’inconfondibile voce di Vortex, che per l’occasione rispolvera addirittura lo screaming, come nel finale di ‘Hibernation Sickness Complete‘, che tratteggia paesaggi desolati e galassie siderali, quel “suono del cosmo” da sempre ricercato e realizzato disco dopo disco, sinfonie di un cosmo incontaminato, ma dai bagliori sinistri (è il caso di ‘Deamonpainter‘), o che si mostra in tutta la sua bellezza in episodi evocativi come la strumentale ‘Reflections‘ o la conclusiva ‘Hufsa‘, cantata in norvegese. Ad aggiungere stupore alla meraviglia poi arriva la voce di Silje Wergeland, la cantante delle connazionali Octavia Sperati, che regala sfumature inedite e meravigliose, ora in uno splendido assolo vocale nel piccolo capolavoro ‘Shipwrecked Frontier Pioneer‘, ora in un duetto da brividi con lo stesso Vortex nella gemma ‘Evacuation Code Deciphered’.

Se credevate di non poter essere ancora una volta sorpresi dagli Arcturus (in effetti, poi, non si sa perché), preparatevi all’ennesima conferma: pare che di questi tempi guidare una nave (che sia spaziale o meno, poco importa) porti bene…

Voto recensore
9
Etichetta: Season Of Mist/Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist:

01.Hibernation Sickness Complete

02.Shipwrecked Frontier Pioneer

03.Deamonpainter

04.Nocturnal Vision Revisited

05.Evacuation Code Deciphered

06.Moonshine Delirium

07.White Noise Monster

08.Reflections

09.Hufsa


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