Red Harvest – Recensione: Sick Transit Gloria Mundi

Esistono band che espandono i confini. Quando i confini sono quelli del dolore sopportabile, a superarli sono i Voivod e i Red Harvest. Ora è il momento di occuparsi di questi ultimi. Da Oslo ci portano tutto il freddo, il disagio delle menti malate e lo traducono in suoni. Terrificante e freddo come una lama nelle carni, ‘Godtech’, ‘Humanola’, ‘Dead’ e ‘Cybernaut’ sono il filotto che consente al gruppo di rappresentare la paranoia, la claustrofobia, l’incessante martirio di una mente disturbata e disturbante. Rispetto al precedente ‘Cold Dark Matter’ c’è più orrore, più industria e meno umanità; allo stesso tempo una maggiore maturazione in ‘Sick Transit Gloria Mundi’ (e forse mai titolo fu più azzeccato), la cui title track sembra eseguita da replicanti hacker dei Black Sabbath. Lo stile apocalittico è sempre dominante, peculiarità del gruppo sin da ‘Nomindsland’, tanto più che le liriche di ‘Beyond The End’ sono il concetto tanto caro ai Fear Factory di un “what if…” nel caso in cui le macchine avessero il sopravvento sulla razza umana. Qui, a differenza delle speranze di Kurt Vonnegut, c’è solo la disperazione. Non a caso, una cover di ‘Dead Men Don’t Rape’ di quei terroristi sonici di casa Peaceville che si beffano della sanità altrui con il nome collettivo di GGFH, è inglobata nella missione di Red Harvest giusto prima del commiato di ‘WeltSchmertz’. Si accendono le luci, ma è solo una pia illusione, il disco riparte, non ci sono prigionieri. Senza alcun dubbio un lavoro che rimarrà impresso nella mente e nell’anima di molti, sicuramente di tutti gli estimatori del metallo estremo. Coniugare industrial e black metal si può, basta chiamarsi Red Harvest.

Voto recensore
9
Etichetta: Nocturnal Art / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist: UGX
AEP
Godtech
Humanoia
Dead
Cybernaut
Beyond The End
Desolation
Sick Transit Gloria Mundi
Dead Men Don’t Rape
Weltschmertz
[Dead End]

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