Shrine of Insanabilis – Recensioni: Vast Vortex Litanies

Se la mancanza di originalità nel metal estremo sta diventando una costante di cui è anche noioso continuare a scrivere, c’è però da precisare che il livello tecnico/compositivo di alcune di queste band recenti è talmente buono da far scivolare in secondo piano il fastidioso limite. Uno di questi casi è perfettamente incarnato dai tedeschi Shrine Of Insanabilis, già noti per un eccellente primo album, uscito sempre per la meritoria World Terror Commitee, e che qui replicano con un secondo lavoro di black metal furioso, ma anche prodigo di variazioni, melodie minacciose e un buon numero di trovate armoniche azzeccate.

Come esemplifica piuttosto bene un inizio come “Parallax Endeavour” l’ambito stilistico è quello dal quale sono scaturite band come Dark Funeral, Setherial o Watain, ma gli Shrine Of Insanabilis non sono comunque semplici copie di questa o quella band, quanto più una buona aggiunta al corpus artistico di una scuola che ha si già i suoi eroi, ma che ancora oggi continua a raccogliere consensi tra gli amanti dell’underground. Nei quarantasei minuti dell’album ci sono cadenze velocissime, ma anche improvvise rotture del folle tappeto ritmico e rallentamenti che evocano un’atmosfera dannatamente oscura. Un insieme che funziona perché evita di trascinarsi tra momenti tediosi e una perenne ripetizione di temi scontati.

Intendiamoci, lo schema di base lo si riconosce senza troppa fatica e difficilmente oggi nel black metal ci si impressiona per la bella pulizia esecutiva e una dose massiccia di luciferina cattiveria, ma in brani come la nerissima “Lusting After A Burning Star”, la epica “The Last Born Tyrant” o la lunga finale “Verdict” i nostri riescono a metterci tutta l’espressività che serve per farci alzare il pollice in segno di malvagia approvazione.

 

Etichetta: World Terror Committee

Anno: 2019

Tracklist: 01. Parallax Endeavour 02. Lusting After a Burning Star 03. The Last-Born Tyrant 04. Vertex 05. Mother and Executioner 06. Invisible. Infinite. Inexorable 07. Verdict

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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