Exodus – Recensione: Shovel Headed Kill Machine

Ritorna l’old-school thrash metal con i veterani Exodus, che presentano il nuovo album ‘Shovel Headed Kill Machine’. Non c’è che dire, a quasi venticinque anni dalla sua nascita, la macchina da guerra del chitarrista Gary Holt ha ancora una gran voglia di far male, di riportare in auge lo spirito del caro e vecchio thrash della Bay Area, con un attacco frontale che non fa prigionieri.

La prima cosa che notiamo in occasione del nuovo album è il rinnovamento di ben tre quinti della line-up: accanto ai “vecchi” Gary Holt e Jack Gibson (basso), fanno il loro ingresso negli Exodus il singer Rob Dukes, l’axe man Lee Altus (ex-Heaten) e un drummer che non ha bisogno di presentazioni: Paul Bostaph (ex-Slayer, ex-Forbidden).

L’aria di novità c’è e si sente più volte durante l’ascolto di ‘Shovel Headed Kill Machine’, forse uno degli album più violenti e tecnici posti in essere dalla band. Tranquilli, non c’è nessuna “sperimentazione”, né concessioni ad un sound moderno; va detto però che i brani sono mediamente più lunghi e la band mostra sempre una grande attenzione a bilanciare le parti più veloci e spaccaossa (sempre preponderanti) con delle soluzioni cariche di groove, ottenute in primis dagli assoli di Gary e Lee, fulminei ma immediatamente assimilabili e piacevoli all’ascolto.

Potrete lanciarvi subito in un headbanging scatenato con l’opener ‘Raze’, una scheggia old-school che mette subito in chiaro le intenzioni degli Exodus, mentre la successiva ‘Deathamphetamine’ mostra invece un approccio più ragionato, con un incedere lento e oscuro che però esplode sul finale con delle cascate di riff eseguite ad una velocità impressionante.

Citiamo poi il mid-tempo ‘Altered Boy’, davvero roccioso, e ‘Now Thy Death Day Come’, un brano più veloce ancora una volta pregiato dagli assoli di Gary e Lee. La titletrack, posta a concludere il disco, è un diabolico colpo di coda, un pezzo scorticante e privo di ogni compromesso.

L’unica ombra che a nostro giudizio va a ridurre il valore di un album comunque molto buono è la voce del nuovo arrivato Rob Dukes, che certamente non possiede carenze, ma il suo timbro fin troppo acido e violento finisce per apparire a tratti un po’ monotono.

In ogni caso ‘Shovel Headed Kill Machine’ non vi deluderà, e l’acquisto è consigliato senza indugi sia ai fan della band che ai fruitori del vecchio thrash.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclearblast / Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist:

01.Raze
02.Deathamphetamine
03.Karma’s Messenger
04.Shudder To Think
05.I Am Abomination
06.Altered Boy
07.Going Going Gone
08.Now Thy Death Day Come
09.44 Magnum Opus
10.Shovel Headed Kill Machine


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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