Shining – Recensione: X – Varg Utan Flock

Se il nono capitolo “Everyone, Everything, Everywhere, Ends” vedeva la creatura di Niklas Kvarforth tornare parzialmente sui propri passi e proporre un sound diretto, vicino quanto bastava alle prime uscite, il nuovo “Varg Utan Flock” mette da parte etichette e imposizioni, lasciando molto spazio a quella sperimentazione che il gruppo fece propria nella seconda fase della carriera. Ancora una volta dobbiamo riconoscere come il manifesto nichilista di Kvarforth sappia essere oscuro e privo di compromessi al di là del canale espressivo scelto. “Varg Utan Flock” non lesina infatti contaminazioni con il jazz e il blues, adattate al contesto cupo e lacrimevole che hanno creato la definizione suicidal/depressive nella necessità di identificare il sound degli Shining in un panorama sempre più affollato.

Agli svedesi va riconosciuto il merito di essersi ogni volta distinti attraverso un percorso evolutivo costante che mai ha accantonato la sfera d’azione entro il panorama estremo, nè messo da parte il bacino lirico di misantropia e disperazione creato da leader. “Varg Utan Flock” continua dunque a dare voce al male di vivere attraverso un sound variegato, un espressività potente ma che sa rendersi delicata e introspettiva quando meno te lo aspetti. “Svart Ostoppbar Eld” apre il disco con un ritmo carico di groove ma è altrettanto sporca e severa per accogliere la voce ora lamentosa, ora disperata, dell’istrionico Kvarforth. Il brano contempla un break melodico bluesy dal feeling onirico, prima di riprendere una melodia portante essenziale ma di grande effetto. Notiamo come la band mantenga questo modus operandi anche nella successiva “Gyllene Portarnas Bro”, che nella prima parte forse osa ancora di più accogliendo ritmi più dilatati e un mood romantico (nel senso letterale del termine) per poi esplodere in un violentissimo black metal primitivo.

“Jag Är Din Fiende” è drammatica, eppure seguita a proporre quel groove dal flavour black’n’roll  se vogliamo accentuato dalla presenza del solo di Andy LaRocque, che si è occupato anche della registrazione e del missaggio dall’album. “Varg Utan Flock” è un album dalla forte componente malinconica, resa palpabile dalla tanto inaspettata quanto dolce “Tolvtusenfyrtioett”, un passaggio di pianoforte classico eseguito dal musicista finlandese Olli Ahvenlahti. Un pezzo particolarmente intenso e ideale incipit per la conclusiva “Mot Aokigahara”, una suite ispirata alla tristemente nota “foresta dei suicidi” che molto lascia alle esigenze sperimentali del disco, combinando parti shoegaze, melodie lunghe e molto blues, addirittura suoni di chitarra pinkfloydiani (ottimo il lavoro di Peter Huss). Ancora il pezzo sfocia all’improvviso in un black rude e violento, che a sua volta si ferma per recuperare l’ordine, lasciando che la canzone si concluda con una melodia corposa e drammatica.

Kvarforth ha dato voce ai suoi mali con una sensibilità musicale cangiante e al tempo stesso, caratteristica. Chi ha amato la band, in particolare nel periodo successivo a “Halmstad”, si avvicini con fiducia al nuovo disco.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2018

Tracklist: 01. Svart Ostoppbar Eld 02. Gyllene Portarnas Bro 03. Jag Är Din Fiende 04. Han Som Lurar Inom 05. Tolvtusenfyrtioett 06. Mot Aokigahara
Sito Web: http://www.shiningasylum.com/

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Salo

    The wrong Shining

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login