Shining (Nor) – Recensione: Animal

Dove diavolo sarà finito? Controllo nella borsa del pc, tra gli appunti, poi guardo con aria accusatoria il gatto che finge un’indifferenza sospetta, infine torno ad indagare con attenzione nei credits del disco, ma del sax non si trova comunque traccia. Sotto l’egida di Sean Beavan (Marilyn Manson e A Perfect Circle), e del figlio d’arte Kane Churko (Papa Roach e Ozzy Osbourne, fra gli altri), gli Shining di Jørgen Munkeby e compari compiono, con il nuovo “Animal“, un’incursione irruenta nel mondo del rock tout-court, con la consapevolezza di rischiare, se non l’osso del collo, almeno tutta la credibilità conquistata nell’ultimo decennio a colpi di Black Jazz.

Per comprendere meglio l’album è consigliabile in ogni caso partire da quella “Everything Dies” che già da tempo faceva capolino nei concerti, un pezzo il cui il passo svelto è agevolato da riff asciutti e ben congegnati, da un refrain allo stesso tempo  isterico ed  appiccicoso, e dove un improvviso stacco di tastiere concede respiro solo per tirare la volata al ritornello. Se la canzone può essere considerata madre dell’intera scaletta, i  figli decidono di valicare ogni confine, con il coraggio e la sfacciataggine dell’adolescenza: il synth Simple Minds dell’iniziale “Take me” ancheggia senza vergogna, incurante dei possibili strali dei puristi, la titletrack esibisce un ritornello epico che, insieme al piglio r’n’r che la sostiene, aprirebbe la porta del successo di massa in un qualsiasi mondo perfetto (ma non questo, ovviamente), “My Church” prende a prestito un riff trash ormai abusato e lo sfrutta per amplificare la potenzialità di una melodia mutevole, che si fa romantica o trascinante a seconda del momento, mentre “Fight song” (il nuovo singolo) per l’uso angoscioso dei bassi renderebbe fieri i Flaming Lips, e per la progressione epica potrebbe consolare in un sol colpo tutti i fan dei Linkin Park.

Certo, osare a volte non è sufficiente, come si percepisce in “When The Lights Go Out” (la cui malinconia appare forzata e fuori luogo), in “Smash It Up!” (banale quanto il titolo) o in “Hole in the sky” (esperimento electropop in coppia con Linnea Dale che avrebbe meglio figurato come singolo a parte), eppure è difficile rimanere indifferenti a “When I’m Gone“, con la sua commovente aria da romanza e una performance vocale da grande artista (quale, fra l’altro, Munkeby è).

Passata la diffidenza iniziale, “Animal” si rivela un lavoro conciso, compatto e ben riuscito, in cui il gruppo, insieme ad un pugno di canzoni scritte ed arrangiate con mano sicura,  riversa su disco tutto l’entusiasmo bruciante di cui è capace dal vivo, entusiasmo che, negli album precedenti, era stato parzialmente smorzato dalla voglia di sperimentare. Nota a margine: alla faccia di ogni logica commerciale, gli Shining hanno già annunciato, per i primi mesi del 2019, alcuni show dedicati esclusivamente alla scaletta dello storico “Black Jazz“.

Voto recensore
8
Etichetta: Spinefarm Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Take Me 02. Animal 03. Fight Song 04. My Church 05. When The Lights Go Out 06. Everything Dies 07. When I’m Gone 08. Smash It Up 09. End 10. Hole In The Sky
Sito Web: http://www.shining.no/

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