Shinedown – Recensione: Attention Attention

Tornano direttamente dagli States gli Shinedown. Nuovo album, nuova storia, vecchi problemi. “Attention Attention” gira a vuoto, probabilmente anche peggiore del già zoppicante “Threat To Survival”.

Dopo aver saltato a piè pari l’intro ecco arrivare “Devil”, scelta per rappresentare l’album anche come video. Una canzone di difficile comprensione, senza una direzione precisa. Rock? Heavy Metal? Pop rock? Né carne né pesce. Una canzone che gira sostanzialmente a vuoto senza prendere una posizione precisa, senza attraversare l’ideale Rubicone dell’ispirazione. Strizzare l’occhio a destra e sinistra non aiuta certo a rendere piacevole l’esperienza per chi ascolta. Non brutta, ma si poteva (e doveva) fare di meglio.

Male anche “Black Soul”, che però quasi inganna con un bel riff che pero sparisce in un chorus banale e privo di mordente. Imbarazzante, niente di meno, la title track. Una canzone senza nerbo, senza spina dorsale e che si finge rock solo perché c’è una batteria ed una chitarra reale. Inascoltabile la strofa quasi rappata, che apre ad un chorus scialbo e privo di mordente. Come a voler imitare certi Maroon 5 ma senza averne stile e talento. Non ci siamo.

“Kill Your Conscience” è paddirittura peggio: pop a stelle e strisce della peggior specie. Batteria sintetica, coro che punta ad essere avvolgente per una canzone che verrà bocciata da ogni tipo di fan ed ascoltatore. Sorpresa sorpresa però con “Pyro”. Qui la band ritrova il tiro e la cattiveria perse chissà dove. Non una canzone da tramandare ai posteri, ma almeno una delle pochissime nel mazzo a sembrare realmente onesta. Rock diretto ed incisivo. La sorpresa prosegue con “Monsters”: anche in questo caso niente di eclatante, ma una canzone rock discreta anche se deficitaria del punto della linea vocale.

Con “Darkside” si ritorna nell’abisso: un mix tra Maroon 5, i peggiori Coldplay e qualche chitarra distorta. Un caos. E neanche troppo organizzato. Piattina anche la ballad “Creatures”, a non per questo brutto capitolo sebbene prevedibile dal primo all’ultimo secondo. Carina anche “Evolve” con il suo incedere aggressivo e dinamico. Forse l’unica canzone a guadagnarsi qualcosa più di una piena sufficienza.

Si arriva alla fine e pop-song come “Get Up” non fanno altro che peggiorare l’umore di chi ascolta, perché del tutto fuori contesto da quello che fino ad una manciata di anni fa urlava canzoni di tutt’altra pasta. Ancora giri motore piuttosto bassi e canzoni piatte e povere di emozione e contenuti. Solo “The Human Radio” cerca di alzare un poco la tensione, ma fallisce sul più bello con una canzone che escluso il chorus (peraltro prevedibile) si avvita su sé stessa e non riesce a cambiare le sorti di un disco ormai irrecuperabile.

Una band che ha perso la sua identità, che cerca una strada “alternativa” ma che senza averne le qualità crolla rovinosamente circondata dalle sue macerie. “Attention Attention” è la pietra tombale di una band che ha sacrificato sull’altare del mercato (qualunque esso sia) il poco talento residuo. Bocciati.

Voto recensore
5
Etichetta: Atlantic Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. The Entrance 02. Devil 03. Black Soul 04. Attention Attention 05. Kill Your Conscience 06. Pyro 07. Monsters 08. Darkside 09. Creatures 10. Evolve 11. Get Up 12. Special 13. The Human Radio 14. Brilliant
Sito Web: http://www.shinedown.com

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Antonio

    Recensione ineccepibile, mi avete tolto le parole di bocca.
    “Amaryllis” sembra un ricordo di trent’anni fa in confonto a questo (ed in senso certamente negativo).
    Già con “Threat to survival” per il mio modesto parere e gusto musicale erano caduti in basso ma speravo in un ritorno alle origini.
    5 è un voto anche troppo generoso, conoscendo le loro potenzialità avrei dato 3.
    Comunque come sempre da parte vostra ottime recensioni \m/

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