Shaman’s Harvest – Recensione: Red Hands Black Deeds

Con circa vent’anni di attività e cinque album alle spalle, gli Shaman’s Harvest hanno ormai definito da tempo il genere musicale a cui sono votati e continuano, semplicemente, per la loro strada, a dispetto di tutte le mode di passaggio (superando anche inezie come il cancro alla gola diagnosticato al cantante Nathan Hunt qualche anno fa). Questo perchè il genere suonato da questo quintetto del Missouri, per quanto subisca leggere influenze da parte di sonorità più moderne (come accade ad esempio in “Broken Ones“), forte anche del lavoro di produzione di Keith Armstrong, che ha lavorato con Black Stone Cherry e Rise Against, è uno di quelli che si possono definire come intramontabili. Un rock classico, influenzato dal southern rock, dal blues e da molto altro, è il marchio di fabbrica degli Shaman’s Harvest, che ci conducono lungo immaginari sentieri polverosi e sonorità animalesche, selvatiche e ruggenti come la bestia che appare nell’artwork di copertina.
L’album alterna momenti molto pressanti ad altri in cui il ritmo rallenta e induce alla meditazione, dal mantra recitato in apertura del full length per arrivare a “A Longer View“, una ballad dalle sonorità polverosa in cui Hunt libera le sfumature più morbide della sua voce. Curioso poi l’accostamento con la successiva “Soul Crusher“, un brano lento in cui si mischiano influenze legate alla musica soul e al funky, che mette chiaramente in risalto sia la versatilità che l’abbondanza di influenze degli Shaman’s Harvest. Il ritmo torna ad aumentare gradualmente con i richiami country in “Off The Tracks” per poi sconfinare nei richiami psichedelici della visionaria “The Devil In Your Wake“, fatta da un’introduzione lenta e ipnotica e da riff corposi che si alternano alla voce con grande intelligenza.
Gli Shaman’s Harvest dimostrano quindi la varietà delle proprie influenze e la versatilità dei propri musicisti, che si destreggiano con disinvoltura in un gran numero di stili, per una proposta sicuramente molto apprezzata dal pubblico statunitense, ma che potrebbe trovare un alto indice di gradimento anche oltreoceano. Un lavoro che si apprezza subito e che viene voglia di ascoltare a più riprese.

Voto recensore
7
Etichetta: Mascot Label Group

Anno: 2017

Tracklist: “Red Hands Black Deeds” (Prelude)

“Broken Ones”

“The Come Up”

“A Longer View”

“Soul Crusher”

“Off The Tracks”

“Long Way Home”

“The Devil in Our Wake”

“Blood Trophies”

“So Long”

“Tusk and Bone”

“Scavengers”
Sito Web: https://www.facebook.com/shamansharvest/?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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