Running Wild – Recensione: Shadowmaker

Ben sette anni sono passati da “Rogues en Vogue” e tanta acqua è passata sotto i ponti per la band tedesca (o forse ormai sarebbe il caso di definire one-man-band), compreso uno split che a questo punto sembra una barzelletta (l’annuncio dello scioglimento è del 2009 ed il live in DVD d’addio alle scene è uscito l’anno scorso!) o una trovata per poter annunciare una reunion effettuata a tempo di record.

In ogni caso noi crediamo alla spontaneità di Rock’n’Rolf così come alla sua dichiarazione per la quale l’ispirazione è tornata a scorrere come un fiume nelle vene dei Running Wild (e quindi dello stesso Rolf). Frutto di questa rinascita è “Shadowmaker”, ossia un album che fa registrare un discreto comeback ma che di certo non può reggere il confronto con opere mastodontiche come “Black Hand Inn” o “Pile Of Skulls” (solo per citare due fra i tanti album capolavori del gruppo tedesco).

Il confronto con gli album storici della band non regge anche per lo stile che Rolk Kasparek ha deciso di far aderire in modo preciso a questa release (così come alle ultime uscite dei nostri). Dimenticatevi quindi le distruttive parti di batteria sparate a mille di J. Michael in “Masquerade” e quindi il power veloce e tosto di qualche anno fa… su “Shadowmaker” regna supremo un hard rock-metal che per certi versi sfocia in un rock classico ed in questo senso basti ascoltare ‘Me & The Boys’, un vero tributo ad una band amata da Rolf, ossia i Thin Lizzy (che registrarono per l’appunto ‘The Boys Are Back in Town’). Tra l’altro in questa song, per la seconda volta dopo ‘Prisoners Of Our Time’ (canzone presente sul primo album dei nostri), compare il nome stesso del gruppo.

Altra osservazione va fatta circa la pulizia dei suoni, che sembra davvero perfetta; il problema è che, come nel recente passato, la batteria sembra fin troppo plasticosa, senz’anima ed il basso soffocato… sembra davvero passato un secolo da registrazioni piene di difetti di tutt’altro tipo come quella del ruvido e grezzo “Branded And Exiled”!

In ogni caso “Shadowmaker” alterna brani convincenti ad altri che si fanno ascoltare senza infamia e senza lode. Per citare solo i migliori possiamo sottolineare come risulti godibile il terzetto iniziale ‘Piece Of The Action’, ‘Riding On The Tide’ e ‘I Am Who I Am’, song rock’n’metal di buon impatto, divertenti e trascinanti. Dopo qualche pezzo un po’ anonimo i Running Wild tornano a convincere con la power pirate-song ‘Sailing Fire’, in cui la magia del riffing di chitarra si miscela alla perfezione con una bella linea di basso (per una volta in bella mostra) ed un coro riuscito. Peccato solo che la registrazione pulita e poco aggressiva non doni quel quid di potenza in più che non avrebbe guastato.

Di gran livello risulta anche la successiva ‘Into The Black’, bel pezzo di hard rock con un riff vincente e un ritornello che conquista fin dal primo ascolto. La mini-suite finale ‘Dracula’ è godibile ma non passerà certo alla storia come una delle più riuscite dei nostri… la melodia di chitarra non ha la possanza della classiche suite del passato (chi ricorda ‘Treasure Island’?) e il cantato non è così irresistibile.

Tutto sommato “Shadowmaker” è un album discreto e segna un ritorno che speriamo possa non fermarsi qui; unica pecca davvero imperdonabile per Rock’n’Rolf è l’orribile copertina! Si capisce che Rolf ha optato da anni per una scelta minimalista che lo faccia risparmiare (è ovvio che tutti noi desidereremmo tanto rivedere i meravigliosi artwork di Marshall) ma quando è troppo è troppo e quell’elmo stilizzato è davvero inaccettabile!

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer Records

Anno: 2012

Tracklist:

01. Piece Of The Action
02. Riding On The Tide
03. I Am Who I Am
04. Black Shadow
05. Locomotive
06. Me & The Boys
07. Shadowmaker
08. Sailing Fire
09. Into The Black
10. Dracula


Sito Web: http://www.running-wild.net

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Gianclaudio Dedamme

    Sinceramente 7 è un voto troppo alto: 6-6,5 sarebbe stato più obiettivo (ancorché generoso…) . Il disco è mediocre, e il songwriting di RnRolf piatto come un asse da stiro. Sinceramente fatico a trovare un minimo comun denominatore in alcune recensioni: per fare un esempio, 6,5 all’ultimo dei DragonForce e 7 a questo… E non sono un fan sfegatato dei primi. Mah! Sono stato un fan dei Running Wild, ho comprato diversi loro dischi, ma da qualche cd a questa parte sono fiacchi e spompi. Non c’è nulla di male ad ammetterlo…

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