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Sevendust – Recensione: Kill The Flaw

C’è qualcosa che non va nel nuovo album dei Sevendust. C’è qualcosa che non riesce ad emergere chiaramente nel nuovo album degli americani. C’è una fortissima sensazione di oppressione che esce dai solchi digitali della band capitanata da Lajon Whiterspoon. Nelle 11 tracce di ““Kill The Flaw”” c’’è irruenza ed aggressività come da copione, ma quello che manca è quello sprazzo di luce (spesso anche lei velata di grigio) che andava a dare la giusta forma alle canzoni dei Sevendust. Un disco anche per buona parte rabbioso, come dimostra l’’opener ““Thank You””: aggressiva nella parte strumentale e con inserti growl nel cantato, che non riesce però a convincere gli ascoltatori a caccia di qualcosa di leggermente meno monocorde.

A livello puramente tecnico il disco è una vera e propria bomba, compatto, deciso, ottimamente suonato e prodotto. A livello “emozionale” però “”Kill The Flow”” è un disco piuttosto piatto, con canzoni tutte piuttosto tirate e senza pause. Pause che però avrebbero probabilmente fatto la fortuna di un disco che alla fine dell’ascolto risulta essere piuttosto noioso. Solo in “”Letters””, “”Forget”” e ““Cease And Desist”” c’’è qualcosa di diverso: più attenzione alla melodia (seppur cupa…) e ad una forma meno monolitica delle canzoni. Purtroppo troppo poco per dare più respiro a tutto il lavoro.

Alla fine dell’’analisi però “Kill The Flow” non risulta essere un brutto disco, solo troppo monocorde per riuscire ad emergere come alcuni dei predecessori della band, come per esempio il validissimo “Chapter VII: Hope And Sorrow”. Una raccolta di canzoni che piacerà ai fan della band stelle e strisce, ma che purtroppo non riuscirà a convincerne di nuovi. Sicuramente un’’occasione sprecata.

Voto recensore
5,5
Etichetta: 7Bros

Anno: 2015

Tracklist:

01. Thank You
02. Death Dance
03. Forget
04. Letters
05. Cease And Desist
06. Not Today
07. Chop
08. Kill The Flaw
09. Silly Beast
10. Peace And Destruction
11. Torched


Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per una agenzia di stampa, scavezzacollo munito di penna per i sodali del Club Alpino Italiano ed “untore” black-metal in radio. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 18 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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