Seven Spires – Recensione: Emerald Seas

Dall’incontro di quattro studenti presso il prestigioso Berklee College of Music di Boston nasce il progetto Seven Spires, band statunitense che in seguito al successo di una campagna di crowdfunding ha debuttato nel 2017 con l’album Solveig ed avuto la possibilità di proporsi dal vivo in occasione di festival quali MetalDays, 70000 Tons of Metal e ProgPower USA. La definizione di “storyteller che traggono ispirazione dallo spettro tradizionale dell’heavy metal per spingersi oltre” appare calzante fin dai primi secondi di ascolto del loro secondo disco quando, pagato il dazio della cadenzata intro, si viene introdotti in un mondo variopinto fatto di componenti ritmiche moderne, rafforzativi growl e sporadiche fioriture acustiche, nel quale la voce di Adrienne Cowan – anche corista con gli Avantasia e la cui interpretazione femminile e struggente mi ha ricordato lo stile di Anneke van Giersbergen degli indimenticati The Gathering – si muove con disinvoltura.

Emerald Seas è un insieme di micromondi, di dettagliate “palle di vetro con neve” (come da categoria di Amazon) nei quali l’articolata struttura sinfonica di ogni canzone si sposa con una durata media di tre o quattro minuti. Questo curioso effetto tilt-shift (“tecnica fotografica che viene usata per realizzare paesaggi in miniatura, in cui persone e cose ritratti sono quasi dei lillipuziani, come se fossero personaggi di un modellino o di un diorama”, personaldreamer.com) funziona perché, nonostante la densità di elementi che popolano ogni brano – complice un’esecuzione tecnica competente – il disco scorre fluido e mai banale: energia, cori ed assoli sono ben dosati (Unmapped Darkness, The Trouble With Eternal Life), ogni cosa trova il suo spazio e l’impressione che si ricava già dal primo ascolto è quella di una cura generale che paga. Altrettanto benvenuta è la totale assenza di clichè epicheggianti, così come di suoni abusati e soluzioni riciclate: al contrario, la tecnica si sposa con atmosfere di generale sobrietà, coerente con i toni grigio-verdi utilizzati in copertina. Se da una parte l’ordine col quale è assemblato questo debutto merita un plauso convinto, dall’altra agli Seven Spires si può benevolmente rimproverare una tecnica che finisce col prevalere sul coinvolgimento della e nella esecuzione. Se infatti il disco ha tutto il diritto di compiacersi della sua granitica solidità, è proprio la mancanza di umana debolezza che lo fa suonare periodicamente distante e poco introspettivo, come se l’ondata implacabile della sua perfezione formale finisse con l’eliminare progressivamente ogni tacca di connessione con l’ascoltatore. Gli episodi più lenti si rivelano particolarmente deboli da questo punto di vista: Silvery Moon e Bury You sono entrambe descrittive, convesse e poco ispirate, più da “sentire” insomma che non da “ascoltare” con viva partecipazione: allo stesso tempo, se da un lato si deve riconoscere il coraggio di introdurre sonorità inaspettate, tracce di stampo death/black melodico come Drowner Of Worlds e Fearless finiscono con il generare nuove perplessità piuttosto che aumentare le possibilità di stabilire un punto di contatto con la band.

Lungi dal suonare vuoto, dal momento che l’abilità con la quale viene sintetizzata ogni sua complessità costituisce di per sé un valore, il secondo disco dei Seven Spires colpisce sul momento ma fatica a fare un’impressione duratura, che alimenti il desiderio di tornare a perdersi tra i flutti dei suoi mari di smeraldo. Per questo motivo Emerald Seas costituisce senza dubbio la continuazione di un percorso interessante e di sicura prospettiva, al quale manca solo il cuore che c’è nelle piccole cose per diventare davvero grande.

C’è nelle cose umane una marea che colta
al flusso mena alla fortuna:
perduta, l’intero viaggio della nostra vita
si arena su fondali di miserie.

Giulio Cesare, William Shakespeare, 1599

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Igne Defendit 02. Ghost Of A Dream 03. No Words Exchanged 04. Every Crest 05. Unmapped Darkness 06. Succumb 07. Drowner Of Worlds 08. Silvery Moon 09. Bury You 10. Fearless 11. With Love From The Other Side 12. The Trouble With Eternal Life 13. Emerald Seas

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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