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Septic Flesh – Recensione: Codex Omega

Ritorno in pompa magna per gli ellenici Septicflesh col loro decimo album “Codex Omega”, in grado di porsi fra i preferiti dell’anno in corso per quanto riguarda la musica estrema, naturalmente filtrata dall’ottica del gruppo. Seth Siro Anton (voce,basso ed artefice dell’artwork), Christos Antoniou (chitarra, arrangiamenti orchestrali), Sotiris Anunnaki (chitarra, voce) e Kerim Lechner (batteria) si fanno nuovamente accompagnare dalla Filmharmonic Orchestra di Praga per il seguito di “Titan” e riescono in dieci tracce a soddisfare le esigenze sonore degli ascoltatori grazie al mix fra death classico, orchestra ed elementi mediterranei in una maniera organica che mai come ora può riscuotere applausi a scena aperta.

L’opener “Dante’s Inferno” mette subito le carte in tavole: chitarre acustiche e tappeti di archi che danno il la ad una tempesta sonico sinfonica, un’infernale marcia con cambi di tempo e sinistre melodie classiche che vanno a fare da contrappunto agli strumenti imbracciati dalla band, chiudendosi come si era aperta pennellando il tutto con tinte malinconiche. “3rd Testament (Codex Omega)” è un death veloce con chitarre che guidano la melodia principale, break sinfonici rallentati e una coda in cui le trame delle sei corde vanno a cambiare pelle e chiudono il brano; un’orchestrazione accompagnata da uno strumento etnico a fiato apre a un epico incedere su cui si staglia il recitativo iniziale di “Portrait Of A Headless Man”, prima di un aumento di velocità in cui la componente classica funge da linea principale con il coro a dare man forte corroborando una canzone in cui la maestosa grandezza strumentale la fa da padrone. Una linea che profuma di Mediterraneo anche grazie a strumenti folkloristici apre “Martyr”, in memoria della scienziata Ipazia, un brano dal pathos crescente e con un break più dissonante che nella sua seconda metà cambia marcia diventando più diretto e riprendendo nel finale le melodie iniziali.

Un lavoro che si delinea organico in ogni sua parte già coi primi quattro brani e prosegue con le tematiche sociali di “Enemy Of Truth”, caratterizzata da archi in grado di creare tensione e un finale con coro da tragedia, con il pianoforte che apre “Dark Art” sostituito di punto in bianco dal gruppo e il comparto classico per dar vita ad un rallentamente melodico con vocals pulite e facendo diventare la traccia una delle migliori di questo “Codex Omega”. I miti del Necronomicon rivivono in “Our Church, Below The Sea”, ricco e violento death classico screziato di melodie sinistre dalle potenti doti suggestive contraddistinto da un finale che si ricorda per la potenza evocativa; “Faceless Queen”, con arabeschi strumentali struggenti, e la decisamente buona “The Gospels Of Fear” aprono la pista alla finale “Trinity” dove chitarre acustiche e basso impostano una melodia dall’incedere darkeggiante che lascia il posto ad atmosfere più estreme creando un magico equilibrio darkeggiante fino alla fine di questo CD.

I Septicflesh riescono appieno nell’impresa di coniugare tre anime differenti (death, sinfonica, etnica), collocando ogni tessera al proprio posto grazie a una capacità di scrittura invidiabile (anche dal punto di vista delle tematiche): “Codex Omega” si candida seriamente ad essere presente in molte playlist per la fine dell’anno in corso.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Season Of Mist / Prosthetic Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Dante’s Inferno 02. 3rd Testament (Codex Omega) 03. Portrait of a Headless Man 04. Martyr 05. Enemy of Truth 06. Dark Art 07. Our Church, Below the Sea 08. Faceless Queen 09. The Gospels of Fear 10. Trinity
Sito Web: http://www.septicflesh.com/

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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