Semblant – Recensione: Vermilion Eclipse

“La mia non è proprio voglia di… extreme”. Come la milf dei Ferrero Rocher con il fedele autista Ambrogio (interpretato dall’attore inglese Paul Williamson, tuttora in vita), anche io mi sono avvicinato con cautela un po’ snob all’ascolto di “Vermilion Eclipse”. Dopotutto il metal estremo non è quello che generalmente ascolto, e mai avventurarsi – né tantomeno scrivere – in territori così sconosciuti e melme tanto insidiose. E invece la band di Curitiba, che avrebbe potuto riposarsi sulle spiagge dell’assolato Brasile, ha dato vita ad un disco in grado di rendere appetibile un genere che, solo a leggerne il nome, potrebbe allontanare una consistente fetta di pubblico fedelmente ancorato ai propri gusti. Quarto disco di un gruppo che sicuramente ama confondere e mischiare le carte, “Vermilion Eclipse” è il quarto atto di un percorso che Sergio Mazul (voce) ed i suoi quattro compagni di viaggio hanno cominciato nell’ormai lontano 2006, che li ha condotti al debutto discografico quattro anno più tardi (“Last Night Of Mortality”) ed alla successiva pubblicazione di “Lunar Manifesto” (2014): apprezzato dalla critica ed osannato dal popolo di Youtube, quest’ultimo li ha premiati con oltre trenta milioni di visualizzazioni e catapultati su una parabola ascendente che solo la pandemia ha potuto mettere in pausa, tarpando in un certo senso le ali ad “Obscura” del 2020.

Con un misto di sensibilità e furbizia, i Semblant sembrano avere canalizzato tutto il dolore e la solitudine alla quale siamo stati costretti in un disco che, nonostante le ritmiche sostenute e gli inserti growl, si mantiene sempre nell’ambito di uno sviluppo melodico, come tipico delle produzioni Frontiers. Pur riconoscendo come la combinazione di voce maschile e femminile non sia nulla per cui valga la pena scrivere a casa, nelle note di “Enrage” c’è qualcosa di nervoso e malinconico, qualcosa di viscerale che – sotto le mentite spoglie delle sue aperture sinfoniche – parla con la stessa efficacia al cuore ed allo stomaco. Le strutture dei brani sono costantemente stressate e messe alla prova, dovendo la loro anima cantabile cercare di resistere ad un assalto di ritmiche incalzanti (“Destiny In Curse”), strofe ferrose e piccole contaminazioni elettroniche (“Gaslighting”) che hanno il pregio di sporcare ulteriormente il tutto, rendendolo ancora più ruvido e tangibile. In questa tensione musicale ed ordinata (“Bloodred Monarch” è il mio singolo) c’è l’essenza di un lavoro che miscela thrash e death melodico di matrice scandinava (“Through The Denial”), respiri epici (“Heretic”) ed aperture power, utilizzando in modo intelligente le voci – ed in particolare quella di Mizuho Lin, mai solo decorativa – per rendere il tutto più sexy e gentile (“Purified”).

Occupando uno spazio libero tra Soilwork e Lacuna Coil, mescolando rock melodico, darkwave (“Black Sun Genesis”) e chitarre pesanti (“Neverending Fall”), i Semblant difficilmente offriranno spunti originali ai frequentatori abituali di questi lidi, ma il modo in cui la loro pesantezza agile e sdoganata permea ogni traccia, dalla semi-ballad all’episodio più orchestrato (“Somber Concern”), sembra davvero perfetto per introdurre il pubblico dell’hard’n’heavy a sonorità ancora più ruvide e graffianti. Senza rinunciare ad alcune incursioni in territorio death che fanno parte della sua natura, ma allo stesso tempo lungi dall’essere davvero estremo, “Vermilion Eclipse” è il disco che non ti aspetteresti da Frontiers, capace di insinuare il dubbio che forse i tuoi gusti ed i tuoi ascolti potrebbero prendere una piega inaspettata, se solo ci fosse il modo di venirsi un po’ incontro, riconoscersi, risolversi, eventualmente piacersi. I Semblant post-Covid sono una realtà concentrata e matura – tormentata sì, ma solo all’apparenza – alla quale l’isolamento imposto dalla pandemia sembra aver insegnato l’arte di creare connessioni faticose ed irresistibili: il loro quarto album è una sgargiante pianta carnivora dal morso insospettabile, una principe azzurro che muore ascoltando i Dark Tranquillity, un amico che tende la sua mano gentile, senza peraltro mai nascondere la natura pesante ed oscura di qualsiasi cosa ti attenda una volta varcata la soglia della sua casa.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Enrage 02. Destiny In Curse 03. Purified 04. The Human Eclipse 05. Somber Concern 06. The Neverending Fall 07. Through The Denial 08. Black Sun Genesis (Legacy Of Blood Pt.Vi) 09. Heretic 10. Bloodred Monarch (Legacy Of Blood Pt.Vii) 11. Gaslighting 12. Day One Oblivion
Sito Web: semblant.com.br

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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