Selvans – Recensione: Faunalia

Per quanto fossero elevate le aspettative nei confronti degli abruzzesi Selvans, dopo la buona prova dei lavori precedenti (sia il debutto “Lupecalia” che lo split con i Downfall of Nur), penso che in molti rimarranno comunque stupiti dal contenuto di “Faunalia (A Dark Italian Opus)“, che esce per la benemerita Avantgarde Music. A dirla tutta, il suono non ha subito alcun cambiamento rivoluzionario, anzi, permane quella ferocia intrisa di maestosa malinconia memore dei primi Alcest (prendete ad esempio “Oh Clitumne!” da “Lupercalia“), e la novità non sta neppure nella capacità di innestare con successo le più disparate influenze nel corpo del black metal, tante sono le ibridazioni che questo stile ha sperimentato (secondo solo al jazz) negli anni.

Ciò che conta, invece, è il risultato finale, ed è quello che, a conti fatti, davvero convince: “Faunalia” è un viaggio affascinante nei miti del folklore italiano attraverso una collezione di brani scritti con mano ferma ed arrangiati con una maturità impensabile per una band giunta al traguardo del secondo album. Haruspex, Fulguriator ed i loro collaboratori riescono, a dispetto di ogni pregiudizio, ad ammaliare l’ascoltatore disegnando affascinanti landscapes dalla forte impronta cinematografica, come il bosco notturno colto dall’acquerello iniziale “Ad Malum Finem“, (in cui emergono limpidamente gli echi del miglior prog italiano), nell’impetuosa sonata dedicata ad “Anna Perenna“, l’episodio più teatrale del disco, in cui un lavorio continuo di archi e coro riconduce alla solennità i flauti di un baccanale , o nel veemente incipit tribale di “Phersu“. Certo, fino ad ora non avete letto di chitarre, ma quelle sono onnipresenti e ronzanti come da manuale, sia che cerchino di suscitare il terrore ancestrale che fu dei Wolves in The Throne Room (“Notturno Peregrinar“) o che si abbandonino a glorificare Maiella e Gran Sasso (” Magna Mater Maior Mons” con un elegante inserto folk-noir e potenziata dai rintocchi di un pianoforte, una conferma che la lezione di “Nemesis Divina” non è passata invano). i Selvans si concedono il lusso di correre il rischio maggiore  in chiusura dell’album : “Requiem Aprutii” è una dolente suite dedicata alla regione natale e alle calamità che l’hanno flagellata nel 2017,  che procede alternando atipiche atmosfere Morriconiane (ospite la tromba di G. Virdis degli Ianva) a più serrate ed usuali derive elettriche percorse da un coro struggente.

Faunalia” è un album difficile non lo è alcun prodotto della Avantgarde), che comunque piacerà (con merito) a molti, per il suo essere più black che heavy, per i rimandi al prog rock anni ’70, e soprattutto per le emozioni che le canzoni riescono a suscitare ad ogni nuovo ascolto.

Voto recensore
8
Etichetta: Avantgarde Music

Anno: 2018

Tracklist: 01. Ad Malum Finem 02. Notturno Peregrinar 03. Anna Perenna 04. Magna Mater Maior Mons 05. Phersu 06. Requiem Aprutii
Sito Web: https://avantgardemusic.bandcamp.com/album/faunalia

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