The Sign – Recensione: Second Coming

Ritornano i The Sign, supergruppo capitanato da Mark Mangold e che vanta nei suoi ranghi, fra gli altri, anche Terry Brock e Randy Jackson. Sul primo album i nostri avevano proposto ottimo e diretto pomp rock, esaltato dalle voci di Brock e Jackson, mentre questa volta le partiture si fanno più complicate, alla ricerca di un prodotto più variegato e che spesso si addentra in territori non lontani dal prog. La voglia di tentare qualcosa di nuovo, purtroppo, si perde in un ibrido che rischia di non accontentare nessuno, dilungandosi spesso in divagazioni fini a se stesse. Manca l’incisività dei chorus dell’esordio, in quanto nelle sonorità di Mangold e compagni l’elemento AOR è stato sostituito da quello prog. Le tastiere sono in grande evidenza, mentre le chitarre passano in secondo piano. L’intenzione di sperimentare, però, non basta: i The Sign, complice anche una produzione che vorrebbe ricreare un suono vintage ma finisce, invece, semplicemente per confondere e impastare le cose, falliscono il bersaglio. Il suono, invece che ricreare un’epoca, risulta semplicemente anacronistico. Soltanto la classe dei musicisti coinvolti salva ‘Second Coming’ da quello che potrebbe essere un naufragio bello e buono.

Da segnalare rimangono ‘Shine’, con una suggestiva sovrapposizione di voci simil-gospel, ‘If Only For One Moment’, che offre un ispirato assolo di chitarra, la buona ballad ‘Keep On Breathin’ e la conclusiva ‘Maniac’. Nella zeppeliniana ‘Black Mountain’ sono evidenti i problemi della produzione, curata da Mangold stesso: quella che a livello compositivo è un ottima canzone viene ridimensionata fino a ridurne la potenza tanto da renderla innocua. Per il resto, davvero poco. Se latitano gli episodi convincenti a livello di singoli pezzi non c’è neppure il coraggio di fare quella scelta precisa in direzione della sperimentazione che magari, data la caratura di Mangold e Jackson, renderebbe i The Sign appetibili al popolo prog. La speranza è che una scelta, di ritorno alla semplicità del passato o di deciso cambiamento in direzione di qualcosa di completamente diverso, venga fatta già a partire dal prossimo album.

Voto recensore
5
Etichetta: Frontiers

Anno: 2004

Tracklist: 01. Aryon Overture
02. Stained
03. The Morning After (Time To Run)
04. Motorcycle Messiah
05. Shine
06. Bliss
07. If For One Moment
08. Flame Of The Oracle
09. The Ooze
10. Inner Child (Exorcise)
11. Black Mountain
12. Keep On Breathin'
13. Shine (Finale)
14. Rapture (Ode To Aryon)
15. Maniac

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