Pain Of Salvation – Recensione: Scarsick

Compito arduo quello di affrontare da un punto di vista “giornalistico” un nuovo lavoro dei Pain Of Salvation…da anni croce e delizia degli addetti ai lavori per il piglio particolare (ed unico) con cui i nostri modellano e plasmano di volta in volta la materia metal (e questo già dall’incredibile debut ‘Entropia’, anno di grazia 1997); difficoltà se vogliamo ancor più evidenti al cospetto del qui presente ‘Scarsick’, album che ancor più che in passato siamo sicuri dividerà pubblico (vecchi e nuovi adepti) e critica (tra chi continuerà ad odiarli e chi li consacrerà definitivamente). Come saprete la copia che ogni recensore andrà a trattare è quella promozionale (ovviamente senza testi) ma questa particolare condizione si fa più “grave” al cospetto di un album il cui contenuto lirico, che abbiamo sviscerato in sede d’intervista col mastermind Daniel Gildenlöw e la sua spalla chitarristica Johan Hallgren, è di importanza primaria anche per il suo stretto legame con le produzioni passate.

Ma parliamo del nuovo e interessante approccio musicale che i nostri hanno messo in scena in questo inizio di 2007 (che si preannuncia entusiasmante). La title-track si presenta come una versione più introspettiva di Mike Patton (sin dagli esordi una delle influenze più “definite” e che hanno contribuito alla formazione del Pain Of Salvation sound); il lavoro delle chitarre è incentrato per lo più sull’effettistica (di scuola Korn) ed anche le vocals (in particolare in background) sono quanto di più eccentrico sentito dalla band. ‘Spitfall’ è un pezzo decisamente più “quadrato” con una successione regolare di bridge e chorus anche se contrapposti a strofe degne di una “rap battle”: questo particolare scontro di stili genera uno stacco melodico di gran spessore che si rivelerà anche uno dei momenti più alti del CD. Dopo tanta rabbia come per magia esce da dietro le quinte anche il tastierista Fredrik Hermansson (che era stato invece grande protagonista del precedente ‘Be’) a guidare, in ‘Cribcaged’, un crescendo declamatorio nel quale il testo assume un’importanza primaria. Le prime vere sorprese giungono con ‘America’, pezzo che gira in rete da tempo e che ha spiazzato tutti perché per la prima volta i Pain Of Salvation mostrano un approccio (almeno strumentale) scanzonato; andamento che prosegue anche nel tema portante di ‘Disco Queen’ che a parte essere un voluto rimando agli anni ’80 più “easy” (con tanto di utilizzo del falsetto alla Bee Gees) si rivela canzone riflessiva e quasi apocalittica.

A questo punto vi è una svolta decisiva nel concept (vedi anche la suddivisione dell’album in due lati come i cari, vecchi LP) con ‘Kingdom Of Loss’, canzone splendida soprattutto nell’apertura guidata da simil-mandolini; questo pezzo è però per certi versi anche quello più vicino a quanto siamo abituati a sentire dalla band di Eskilstuna con un Gildenlöw (che si è occupato anche delle parti di basso del CD) più teatrale che mai (da sentire anche in questo senso la groovy ‘Flame To The Moth’) accompagnato anche dal primo vero assolo di chitarra del CD. In questo side B le melodie si fanno più astruse e poco convenzionali…ciò detto sia con connotazione positiva (‘Mrs. Modern Mother Mary’) che negativa (‘Idiocracy’); è un peccato che il congedo da questo strano trip giunga con una composizione troppo “piatta” musicalmente anche se con un valore di prim’ordine nella conclusione (?) della storia. Curiosi gli ultimi secondi dell’album caratterizzati da alcuni accordi di tastiera praticamente impercettibili che rendono il ‘to be continued’ del concept ancor più interessante…

Ci asteniamo dal dare un giudizio numerico ad un lavoro che sicuramente sarà uno dei protagonisti in un modo o nell’altro di questo neonato 2007…intanto lo spediamo direttamente in top album (a buon intenditor poche parole)!!!

Etichetta: Inside Out / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist:

Side A

01. Scarsick

02. Spitfall

03. Cribcaged

04. America

05. Disco Queen

Side B

06. Kingdom Of Loss

07. Mrs. Modern Mother Mary

08. Idiocracy

09. Flame To The Moth

10. Enter Rain


alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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