Saxon – Recensione: Carpe Diem

Per l’uscita del nuovo album dei Saxon, questa volta, abbiamo deciso di raddoppiare. Le recensioni infatti sono due, che esprimono opinioni molto diverse fra loro.

Biff Byford è veramente superattivo e pur essendo nato nel 1951, dal febbraio 2020 ha messo sul mercato un disco solista, l’ottimo “School Of Hard Knocks”, seguito dal progetto Heavy Water insieme al figlio Seb e colmato l’assenza di tour e concerti dei Saxon grazie al disco di cover “Inspirations”. Un lavoro abbastanza inutile a dirla tutta, ma è comprensibile che la band inglese abbia provato a mantenersi attiva in un periodo tanto difficile, e poi si sia dedicata alla composizione e registrazione di questo “Carpe Diem”, album in studio numero ventitré.

Il titolo prende spunto da una frase latina che abbiamo imparato ad amare in un film come “L’Attimo Fuggente” e che suggerisce di cogliere l’attimo prima che sia troppo tardi. La copertina ci porta indietro nella storia a seguire gli antichi romani sul Vallo di Adriano, e pur non avendo molto in comune con i cavalieri di “Crusader”, il feeling immediato riporta a quel disco del 1984, e soprattutto alla sua epica title track.

I tempi sono cambiati e la musica anche, dato che a metà degli anni ottanta i Saxon si stavano dirigendo verso sonorità più melodiche e commerciali, mentre oggi ogni loro nuova uscita vuole semplicemente confermare il loro status di icona heavy metal. Anche in questo caso, rispetto al precedente e valido “Thunderbolt” del 2018, alla produzione abbiamo Andy Sneap, ormai una garanzia per la band. Non c’è nulla di male a voler suoni compatti e rocciosi, incentrati su riffs “spessi” e ritmiche voluminose, ma questo approccio rende il sound dei Saxon fin troppo simile ad altri colleghi che hanno subito il “trattamento Sneap”, come Accept e Judas Priest.

“Carpe Diem” suona perfetto e chirurgico, e non lesina nemmeno in potenza e velocità. Dieci canzoni che cercano di variare sul tema e che offrono anche un paio di perle come il racconto cadenzato ed epico di “The Pilmgrimage” e le atmosfere brumose e misteriose di “Lady In Grey”. Il problema sta nel resto dell’album che passa senza lasciare traccia ed emozioni, come se fosse tutto appiattito dal mixaggio ma anche reso modesto da un songwriting che si accontenta di ripetere e riproporre vecchie idee vincenti, ma oramai usurate dal tempo che passa. Si percepisce questa necessità di suonare “heavy a tutti i costi” che non aiuta la qualità del lavoro ad emergere, al contrario per esempio del disco solista di Byford, che offriva più varietà e libertà stilistica.

Si salvano alcuni ruspanti assoli di chitarra ed il break strumentale di “Black In The Night”, in un panorama sonoro che però è innegabilmente stanco e povero di idee ed ispirazione. Questa è la realtà dei Saxon nel 2022, e vista la loro storia gli concediamo volentieri l’onore delle armi, ma non vi aspettate troppo da “Carpe Diem”. (Antonino Blesi)

Ho sempre pensato che i Saxon sarebbero stati gli Iron Maiden se i Maiden non fossero esistiti, quindi mi trovo a recensire quelli che per me sono monumenti. Quando si tratta di recensire band di questo calibro il dubbio è se si debba tenere conto del passato o sia meglio prendere l’album senza preconcetti… per quanto possibile proverò a seguire la seconda strada.

Sin dalle prime note ci troviamo davanti ad un disco molto moderno che, però, non rinnega per nulla il passato, il tutto supportato da un Biff Byford in stato di grazia. 

Tutti i pezzi sono godibili a partire dalla title track che, dopo un breve introduzione, ci butta in un vortice di metallo a cui è impossibile resistere, tutto suona perfetto, dal ritornello accattivante all’assolo centrale; la seguente Age of Steam” mantiene assolutamente il livello di qualità altissimo e la rocciosità, mentre più rilassata e riflessiva è “The Pilmgrimage” ma non per questo meno bella.

Riprendiamo a correre con Dambusters”, canzone assolutamente godibile soprattutto per un gran lavoro delle chitarre, per arrivare a Remember the Fallen, brano dedicato a chi ci ha lasciato durante la pandemia e chi ha lottato contro il virus. Per chi pensa ad una mossa commerciale consiglio un ascolto per fugare ogni dubbio.

Superata la metà dell’album ci imbattiamo nella orecchiabilissima Super Novache mescola con grande esperienza momenti aggressivi ad altri più tranquilli; la seguente Lady In Grayè un pezzo meno notevole, ma non certo brutto, in un album di bombe, fortunatamente i nostri hanno ancora cartucce perciò possiamo goderci All for One immaginandoci già a cantarla sotto un palco.

Purtroppo l’album giunge al termine con  “Living On the Limit”: una scheggia sonora di soli tre minuti da ascoltare in apnea e la finale “Black is the Night” che chiude più che degnamente un grande album con il suo ritmo cadenzato ed epico unito ad un assolo da brividi.

Non posso aggiungere altro se non che con questo album i Saxon sono saliti in cattedra ed hanno dato lezione di Heavy Metal alle nuove generazioni che non possono fare altro che ascoltare e prendere appunti. (Valerio Murolo)

Etichetta: Silver Lining Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Carpe Diem (Seize the Day) 02. Age of Steam 03. The Pilmgrimage 04. Dambusters 05. Remember the Fallen 06. Super Nova 07. Lady In Gray 08. All for One 09. Living On the Limit 10. Black is the Night
Sito Web: https://www.facebook.com/SaxonOfficial

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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