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Savatage – Recensione: The Wake Of Magellan

Le dita tremano sui tasti per l’emozione, ancora oggi dopo quasi vent’anni. Quando si parla dei Savatage e di “The Wake Of Magellan” in particolare, per molti fans della band americana (tra cui il sottoscritto) non può non formarsi il classico nodo alla gola, per l’ultimo, vero testamento pubblicato su disco da Jon Oliva e compagni. Dopo il capolavoro “Dead Winter Dead” uscì sul mercato un nuovo concept ideato dalla mente di Paul O’Neill, l’ennesimo racconto struggente, teso, emotivamente intenso, che culmina con la messa in musica dei vari capitoli e queste 13 song.

La line-up dei Savatage, la stessa dell’album precedente, è ancor più scintillante, grazie all’alternarsi dietro al microfono di Zac Stevens ed il Mountain King ed oltre al meraviglioso lavoro alle asce di Cris Caffery ed Al Pitrelli. Ogni dettaglio è incastonato alla perfezione e si assiste all’ennesima evoluzione di un sound, che mantiene sì le radici classic metal, che hanno contraddistinto la band fin dagli esordi, ma sfiora il progressive, la musica sinfonica e teatrale e l’heavy moderno, con la naturalezza dei grandi. Il pianoforte di Oliva fa da trait d’union alle song, fin dal doppio intro “The Ocean – Welcome”, che culmina con la corale “Welcome To The Show”, che apre il sipario sulla storia. “Turns To Me” segue idealmente l’andamento delle onde del mare, in un vai e vieni di sfuriate metal, alternate a passaggi intimisti e soffusi, con uno Stevens perfetto narratore della storia, così come nella seguente “Morning Sun“, figlia del symphonic metal progressivo. “Another Way” ci regala una prestazione diabolica di Jon dietro al microfono, in un pezzo teso e possente, tra sfuriate thrash ed un chorus dal vago sapore epico, mentre con “Blackjack Guillotine” si torna ad un mid tempo classico, sulla scia degli album del passato, come “Gutter Ballet”. Dopo un paio di momenti più moderni e sorprendenti (“Paragons Of Innocence” e “Complaint In The System“) si arriva al culmine di “The Wake Of Magellan“, ovvero quella title track che tutti i metallers conoscono (o dovrebbero conoscere) a memoria, che si sviluppa attraverso un canone ben noto ai Sava-fans e già ascoltato in “Chance” e “One Child”, in un crescendo strumentale e corale incalzante, potente, eltettrizzante, che rappresenta l’apice del termine “Hollywood Metal”, coniato negli anni successivi all’uscita di questo strepitoso album.

The Wake Of Magellan” è il quattoridcesimo lavoro di una band che non ha mai tradito le attese, l’ennesimo capolavoro di una discografia, che si è sviluppata negli anni attraverso un sound inconfondibile e presentandoci un gruppo unico e, probabilmente inimitabile. E riascoltare oggi questo must, ci riempie ancora di energia, ma, nello stesso tempo, di un pizzico di nostalgia, per un tempo che è stato e che non tornerà più.

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Etichetta: Atlantic Records

Anno: 1997

Tracklist: 01. The Ocean 02. Welcome 03. Turns To Me 04. Morning Sun 05. Another Way 06. Blackjack Guillotine 07. Paragons of Innocence 08. Complaint in the System (Veronica Guerin) 09. Underture 10. The Wake of Magellan 11. Anymore 12. The Storm 13. The Hourglass

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