Satyricon – Recensione: Nemesis Divina – Ristampa

Una delle più intense testimonianze di black metal evoluto, una maestosa cattedrale di suoni, una vetta compositiva difficile da eguagliare. Soprattutto, a vent’anni dalla sua uscita, “Nemesis Divina” resta un disco sorprendentemente attuale nella sua musicalità, un’opera che molte band del settore (o presunte tali) si compiacerebbero di poter creare.

Un anniversario importante dunque e i Satyricon decidono di celebrarlo con una ristampa di quello che resta il loro disco più rappresentativo e per molti il migliore, che gode oggi di una nuova masterizzazione operata dallo stesso Satyr e differenti formati per i collezionisti. Non ci sono ulteriori novità nè particolari sorprese e forse è meglio così, perchè “Nemesis Divina” è un album da ricordare nella sua integrità.

Il sound più pulito e al passo con i tempi non corrompe per fortuna quell’aura maligna che trasudava dalla versione originale, con cui non ci sono sostanziali differenze. Nel 1996 il black metal era ormai un genere musicale affermato che si era espanso a macchia d’olio in Europa e in buona parte del resto del mondo. Per quanto restasse legato a un immaginario che lo vedeva esprimersi tramite composizioni scarne e violente, aveva già gettato i suoi semi malvagi in altri panorami musicali, rendendoli suoi complici piuttosto che lasciarsene inglobare. Gli Emperor e le loro commistioni con la musica sinfonica sono un buon esempio di quanto esposto, ma certo non furono gli unici.

Gli stessi Satyricon avevano già alle spalle due dischi, gli oscuri “Dark Medievalk Times” e “The Shadowthrone” (entrambi del 1994), due album che alternavano la crudezza di un black primordiale e nero come la pece ad ariose parti di musica medievale. Tuttavia “Nemesis Divina” non ripete questa alchimia ma si spinge più in là, lasciando che la natura epica del gruppo trovi dei nuovi canali espressivi, ancora aggressivi e funerei ma altrettanto ragionati e soprattutto, carichi di un impatto emotivo sentito raramente.

“The Dawn Of A New Age” apre con il celebre grido “This Is Armageddon!”, quello stesso che ne riassume tutta la violenza esecutiva, di una precisione chirurgica però, a cui si giustappone una parentesi atmosferica dove spicca la voce narrate di Nebelhexe, che per un attimo ci distoglie dal gelido screaming di Satyr. E’ un album sfaccettato che i Satyricon registrarono con una line-up allargata. Quel tale Kvelduv alla chitarra ritmica, altri non è che Nocturno Culto dei Darkthrone e c’è anche Fenriz, autore delle liriche di “Du Som Hater Gud”. Il brano è pregiato dall’intenso pianoforte di Bratland (God Seed, Apoptygma Berzerk, The Kovenant), autore delle parentesi melodiche del platter, sempre diluite al momento giusto.

“Forhekset” ci rimanda su territori più tipicamente old school, ma è con la successiva “Mother North” che a nostro avviso l’album raggiunge il suo climax compositivo. Brano di grande fierezza, nonchè uno dei più bei testi usciti dalla penna di Satyr, “Mother North” esprime la rabbia con dei riff vorticosi e una sezione ritmica che avanza severa, lasciandosi contaminare da melodie algide ed eroiche. Una meraviglia ripetuta dalla titletrack, un pezzo altrettanto affilato nei tappeti di riff costanti e sovrapposti, arricchito da passaggi pieni di grandeur e una voce, quella di Satyr, maligna come mai più fu in grado.

La strumentale “Transcendental Requiem Of Slaves” chiude l’opera in modo sibillino e suggestivo. I cambiamenti per il gruppo sarebbero stati molti da lì a poco, ma “Nemesis Divina”, un disco crudo, eppure incredibilmente “avanti” per quei tempi, è il più diabolico urlo di guerra dei Satyricon. Oggi come allora, un’opera da scoprire ed assimilare in ogni molteplice sfaccettatura in cui vi si svelerà.

satyricon nemesis divina

 

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. The Dawn Of A New Age 02. Forhekset 03. Mother North 04. Du Som Hater Gud 05. Immortality Passion 06. Nemesis Divina 07. Transcendental Requiem Of Slaves
Sito Web: http://www.satyricon.no/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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