Satyricon – Recensione: Dark Medieval Times

Gli anni ’90 non furono soltanto i fenomeni pop lanciati da MTV e nemmeno il grunge, che ormai dominava su di una scena heavy metal data per morta, o quanto meno in pesante crisi esistenziale (basti pensare ai Metallica). All’inizio di un decennio che al di là di quello che si pensa fu parecchio movimentato e creativo in ambito musicale, l’underground nordeuropeo si stava infatti preparando ad emergere grazie ad alcuni rappresentanti del più controverso figlio dell’hard’n’heavy: il black metal.

Dopo le prime sperimentazioni e la conseguente definizione dei canoni del genere in atto già nella seconda metà degli anni’80, il black metal aveva assunto in quel periodo un’identità ben precisa e si era trasformato in un potente mezzo di aggregazione. Per quanto lo stesso animò tristemente la cronaca nera finendo per essere oggetto di scredito anche da parte della stessa sottocultura metal, produsse una fervida scena musicale che dal Nord Europa si diffuse a macchia d’olio (quasi) in tutto il mondo, mischiandosi spesso al sostrato culturale esistente.

Tra questi rappresentanti, i Satyricon occupano certamente uno dei posti più riconosciuti. Nei suoi 25 anni di storia, la band ha seguito un percorso evolutivo parecchio vasto di continua ricerca e contaminazione, dalle sonorità elettroniche al rock. E’ nel 1994 che uscì “Dark Medieval Times”, primo vagito della creatura licenziato dalla Moonfog di proprietà dello stesso Satyr, un disco che oggi apparirebbe fin troppo naif, ma che divenne una pietra miliare del genere, contribuendo alla sua diffusione a alla creazione di un bacino di utenza sempre più vasto.

“Dark Medieval Times” sfrutta un’idea tanto semplice quanto efficace, ovvero una celebrazione della nazione norvegese attraverso la sua storia e la maestosità della natura. La formula utilizzata non è complessa ma crea un impatto emotivo devastante. Un black metal solo all’apparenza scarno e minimale, poichè la tecnica esecutiva dei nostri iniziava a dare i suoi frutti (il drumming di Frost in particolare), spezzato da parentesi di musica medievale suggestiva creata dalla chitarra acustica, dai flauti e dalle profonde tastiere.

Peccato solo che il disco sia inficiato da una produzione (opera dello stesso Satyr) abbastanza approssimativa, d’altronde all’epoca era naturale preferire un mood fangoso per preservare l’alone diabolico e l’attitudine incorrotta che il black doveva comunicare. Nonostante questo, “Dark Medieval Times” non lesina emozioni, a cominciare dai due brani lunghi e articolati posti in testa, ovvero “Walk The Path Of Sorrow” e la titletrack, dove le sfuriate bestiali del black sono mitigate da lunghi inserti di ambient medievale profondo ed eroico. “Skyggedans” e “Taakeslottet” sono invece i brani se vogliamo, più canonici, dove l’anima estrema del gruppo si esprime nello screaming disturbante di Satyr, nei riff ricorsivi e vorticosi e nel drumming totalitario.

“Min Hyllest Til Vinterland”, “The Dark Castle In The Deep Forest” e soprattutto “Into The Mighty Forest” sono acerbi, ma incredibilmente emotivi esempi di black epico, dove i ritmi si dilatano leggermente e lasciano spazio alle ariose aperture delle tastiere, della chitarra acustica e degli strumenti a fiato, che tessono passaggi grandiosi, ma al tempo stesso malinconici e sobri.

Un ottimo punto di partenza per quella che divenne in breve tempo una delle band di maggior successo in ambito estremo, che solo due anni più tardi creò un capolavoro come “Nemesis Divina”, disco spartiacque tanto per la carriera del gruppo quanto per le possibilità evolutive del genere stesso.

Satyricon-Dark-Medieval-Times-cover

 

 

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Moonfog Productions

Anno: 1994

Tracklist: 01. Walk The Path Of Sorrow 02. Dark Medieval Times 03. Skyggedans 04. Min Hyllest Til Vinterland 05. Into The Mighty Forest 06. The Dark Castle In The Deep Forest 07. Taakeslottet
Sito Web: http://www.satyricon.no/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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