Satan – Recensione: Cruel Magic

Una band storica come i Satan che produce un nuovo, eccellente, album sotto l’egida di una label altrettanto seminale come la Metal Blade. Un abbinamento perfetto per tutto il movimento retro-metal che proprio nella band di Brian Ross e Steve Ramsey trova forse di questi tempi il miglior rappresentante. I nostri eroi infatti sono tra le poche band degli anni ottanta che al loro rientro si sono guardati bene dal cercare il se pur minimo avvicinamento a sonorità più contemporanee, rimanendo del tutto fedeli al loro stile più classico, ma non per questo la qualità delle uscite è stata mediocre o unicamente ispirata dallo spirito nostalgico dei reduci o dei nuovi adepti.

Il loro è stato un crescendo qualitativo che li porta con questo “Cruel Magic” a imprimere su vinile la teoria che oggi si possa ancora fare una gran bella figura sfornando brani in perfetto stile NWOBHM, purché ci siano ispirazione artistica e il giusto spirito. Tre brani come “In The Mouth Of Eternity”, la title track e “The Doomsday Clock” sono un compendio perfetto di una scuola che tanto ha dato al metal, suonati però con tutta la personalità di chi lo stile in questione non lo sta scopiazzando da nessuno. Melodie azzeccate e dal gusto tipicamente albionico, cambi di ritmo e chitarre taglienti come lame sono un trademark che fa della musica dei Satan un prezioso gioiello per tutti gli amanti del sound old school.

La pacchia però non finisce qui, visto che brani come “Legions Hellbound” e “Ophidian” apportano anche un buon numero di variazioni sul tema, sia nell’uso di linee melodiche più ricercate che in certe rifiniture che fanno ben capire quanto il lavoro di Ramsey alla chitarra sia da vero manuale dell’heavy metal. In questo senso una canzone come “My Prophetic Soul” è a da top score. Aggressività, velocità, cambi di ritmo e atmosfera, il tutto senza mai perdere un briciola di fluidità e fruibilità. Superba.

Se il centro della musica dei Satan sono indubbiamente i riff ultra dinamici e le vocals riconoscibili di Ross, non bisogna però sottovalutare per la riuscita finale anche la puntualità e il gusto negli assoli o l’apporto di una base ritmica sempre perfetta. Ottimo esempio di ciò è un brano piuttosto lungo e pieno di cambi tempo come “Walk Among Us”, sei minuti in cui si passa dall’hard quasi settanta, allo speed metal, a passaggi epici. Niente male davvero.

Siamo quasi a fine scaletta, ma c’è tempo ancora per un brano davvero ottimo come “Mortality” (meno interessante è invece la troppo lineare “Ghosts Of Monongah”). Un’altra canzone di sei minuti che riesce ad affascinare anche se messa in fondo ad un album di grande qualità grazie ad un incipit strumentale in crescendo, una linea vocale accattivante e ad una struttura dinamica sempre brillante. Uno dei pezzi più belli in assoluto.

Un ritorno che migliore di così era impossibile sperare per una band con quasi quarant’anni di storia sulle spalle.

Voto recensore
8
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Into The Eternity 02. Cruel Magic 03. The Doomsday Clock 04. Legions Hellbound 05. Ophidian 06. My Prophetic Soul 07. Death Knell For A King 08. Who Among Us 09. Ghosts Of Monongah 10. Mortality

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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