Santa Oscuridad – Recensione: Dos

E’ veramente spiacevole che una band originale e coraggiosa come i Santa Oscuridad sia ancora così poco conosciuta, e siamo qui anche per ovviare a questa ingiustizia. Non siamo certo davanti a giovani inesperti della scena, ma l’idea del gruppo nasce nel 2018 da Larry Barragàn, chitarrista degli Helstar, e dal suo amico delle sei corde, Rudy Rocha, che arriva nientemeno che dai  degli La Fiebre, alfieri del rock Tejano (pensate ad un mix tra musica latina, folk e rock) dal 1986 e nominati ai Grammy nel 1998, coinvolgendo poi la solidissima sezione ritmica Ray Soliz (basso) e Jaime Recio (batteria),  e la voce maschia ma pulita di Juan Ramirez.

Arrivare da Houston per i cinque pards vuol dire rappresentare una realtà ispanica, tra Stati Uniti e Messico, che in quella zona è molto importante, unito al fatto che sia quasi blasfemo unire certe sonorità heavy metal con l’idioma spagnolo, a discapito del più canonico inglese. Per questo motivo I Santa Oscuridad decidono di riempire un vuoto nella scena attuale, con un risultato che all’inizio può sembrare straniante, ma poi conquista senza se e senza ma. Tutto il concept intorno alla band vuole rappresentare l’eterno duello tra bianco e nero, tra bene e male, tra sacro e blasfemo, riuscendo appunto a sostare perfettamente a metà tra questi due mondi.

“Dos” è quindi il loro secondo EP, sempre autoprodotto, dopo l’esordio omonimo di un anno fa, ma è figlio della decisione del gruppo di incidere un disco intero e splittarlo in due parti, per riuscire ad amplificare la pubblicità intorno al progetto. Queste cinque canzoni seguono le precedenti sei, e logicamente c’è una perfetta continuità nella proposta, che si nutre di forti influenze della NWOBHM, ma riattualizzate con un suono caldo e intriso di sonorità spagnoleggiante, come nella chitarra flamencata che spezza in due la tensione in “Reina De La Oscuridad”, che si presenta degna di quel piccolo gioiello a nome “La Llorona”, dal primo EP. “Bandera Negra” dà il via alle danze con tre minuti scarsi di rara intensità e determinazione, tagliata quasi bruscamente a favore di una “Padre Nuestro” ancora più ficcante ed efficace nel ritornello. “Destrozado”, nel suo inziale arpeggio acustico, parla una lingua leggermente più melodica, e qui torna una sapida reminescenza dei primi due album degli Iron Maiden (Paul Di’Anno era), e delle loro ballate dense e intense, come dimenticare “Remember Tomorrow” o “Prodigal Son”. Invece, la finale “Esto Es Miedo” ci porta un riff oscuro e possente, degno di certi Savatage, e chiude le ostilità con estrema decisione e malvagità.

Cogliendo ancora l’occasione di fare grandiosi complimenti agli squisiti duelli chitarristici tra Barragàn e Rocha, possiamo solo gentilmente intimarvi di recuperare immediatamente sia l’omonimo “Santa Oscuridad” che questo “Dos”, emblemi di un metallo che anche nel 2020 può essere insieme sia antico che moderno, e pregno di grande coraggio e debordante energia!

Etichetta: Autoproduzione

Anno: 2020

Tracklist: 01.Bandera Negra 02.Padre Nuestro 03.Destrozado 04.Reina De La Oscuridad 05.Esto Es Miedo
Sito Web: https://www.facebook.com/Santa.Oscuridad.rock

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