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Sanctuary – Recensione: Inception

In un’epoca come la nostra, in cui molti nel metal vivono più della grandezza del loro passato che dalla qualità del momento, i Sanctuary fanno la mossa definitiva: pubblicano un disco di pezzi vecchi, registrati nel lontano 1986, ma remixati e remasterizzati con le tecniche contemporanee.

Inception” è quindi un nuovo vecchio disco, che riporta alla luce la prima incisione di molte canzoni che sono poi state pubblicate nell’album di debutto “Refuge Denied” (in versione quasi identica per composizione e arrangiamenti), ma anche due tracce, vale a dire “Dream Of The Incubus” e “I Am Insane”, che sono dei quasi inediti, visto che erano usciti all’epoca solo su demo-tape. Ovviamente nell’era di internet ogni fan che si rispetti ha ascoltate anche queste due tracce, ma la qualità che viene qui proposta alla stampa è indubbiamente molto superiore.

Proprio questo aspetto del lavoro rischia però di essere quello più controverso. Se infatti le canzoni le conosciamo tutti e sappiamo che sono assolutamente straordinarie, meno facile sarà trovarsi tutti concordi sull’opportunità da dare un taglio così moderno e spinto nel suono a incisioni che comunque appartengono alla storia. Se prendiamo ad esempio un brano come “Die For My Sins” e lo confrontate con la versione già nota, troverete più moderna questa del 1986, e non solo perché il lavoro di mastering e missaggio di “Refuge Denied” non è certamente tra quelli passati alla storia per la qualità perfetta, ma anche perché questo nuovo mix ha si la sporcizia di un’incisione grezza, ma mostra anche un lavoro sul suono estremamente pompato sulle ritmiche, molto alto di volume e spessore, tipico delle registrazioni odierne. Appare quasi inevitabile che il risultato sia un po’ anomalo e, diciamolo, farlocco. Una sorta nuovo/vecchio appunto. Più che di un restauro si può infatti parlare di una revisione quasi totale. Una scelta che ha quindi i suoi pregi, ovvero una resa potente e al passo con i tempi, ma anche i suoi difetti, nel caso una scarsa adesione al suono che si poteva ottenere nel momento in cui le canzoni sono state incise.

La soluzione? Date da soli un ascolto alle preview che ci sono in rete e decidete da soli da quale delle due parti propendere.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Dream Of The Incubus 02. Die For My Sins 03. Soldiers Of Steel 04. Death Rider / Third War 05. White Rabbit (JEFFERSON AIRPLANE cover) 06. Ascension To Destiny 07. Battle Angels 08. I Am Insane 09. Veil Of Disguise

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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