Inner Shrine – Recensione: Samaya

Proposta di difficile collocazione, ma al tempo stesso affascinante, quella degli Inner Shrine: la band fiorentina, qui al terzo lavoro, si cimenta con ‘Samaya’ in una convincente commistione tra metal e musica classica, accostabile per certi versi al lavoro fatto dai Therion, con l’aggiunta di un retrogusto riconducibile al gothic.

Una componente metal che è sì presente, ma mai invadente, riuscendo ad amalgamarsi alla perfezione con la spiccata propensione sinfonica dei brani, che vedono alternarsi alla voce un ispirato cantato femminile e la voce di Luca Liotti, più limitata negli interventi: il tutto si concretizza in brani come ‘The Inner Shrine’ o ‘Path Of Transmigration’, caratterizzati dall’utilizzo di liriche ora in latino ora in inglese

Determinante valore aggiunto sono poi le numerosi e suggestivi strumentali , che hanno dalla loro la capacità di creare atmosfere evocative, ora in momenti piu’ liquidi e acustici come nella conclusiva ‘Waves Like Dolphins’ ora rifacendosi dichiaratemene alla musica classica come in ‘Elegiacus In Re Min’, personale tributo della band a Rachmaninov: un prodotto di classe, che conferma un’altra valida realtà di casa nostra.

Voto recensore
8
Etichetta: Dragonheart/Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist: 01.Overture In Red
02.The Inner Shrine
03.Catarsi
04.Path Of Transmigration
05.Res Occulta
06.Le Repos Que La Vie A Troublè
07.Soliloquium In Splendor
08.Requiem
09.Elegiacus In Re Min
10.Waves Like Dolphins

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