Motley Crue – Recensione: Saints Of Los Angeles

“Questa città di angeli di plastica vi sedurrà. Benvenuti a Los Angeles”. Si conclude così l’introduzione recitata di questo disco, sicuramente uno dei più attesi dell’anno in corso, sul quale si sono depositate le aspettative di una serie di fan irriducibili, ancora fiduciosi che i (per molti) passi falsi degli ultimi anni dei Motley Crue fossero solo degli incidenti di percorso, e che l’ambientazione così vicina a loro sarebbe stata un buon punto di partenza. Per fortuna è andata proprio così. Si sapeva che questo album sarebbe stato una rivisitazione, in chiave musicale, di alcuni capitoli e avvenimenti narrati nell’ormai conosciutissimo libro “The Dirt”, dove i Motley si raccontano, alternando descrizioni completamente folli a sporadici momenti di riflessone. Ecco, forse non siamo ripiombati esattamente nell’atmosfera rovente alla “Dr. Feelgood”, ma ci manca poco, e a parte qualche mezzo passo falso come “MF Of The Year” (dove MF indica, una parola a caso, “motherfucker”), che comunque lascia perplessi ai primi ascolti e poi può essere rivalutata, il livello generale è notevole. È sicuramente appropriata la scelta della title track come singolo apripista, in quanto risulta essere uno dei brani maggiormente fedeli allo stile ottantiano della band, e in generale non ci sono particolari concessioni al passato, anche se naturalmente la produzione è ben diversa da quella di venti anni fa. Anche la triade composta da “Face Down In The Dirt”, “What’s It Gonna Take” e “Down At The Whisky”, brani infarciti di citazioni di posti segnati dal mito per noi poveri provinciali che non siamo mai stati in California, trasudanti hard rock dal profondo e dal ritmo perennemente sostenuto come un surf che cavalca un’onda, sono un bell’esempio di come i Crue siano in un particolare momento di grazia. Per chi poi non ne avesse ancora abbastanza non resta che ascoltare la divertente “Chicks = Trouble” per avere ulteriore conferma del fatto che la filosofia descritta in “The Dirt” è ancora ben presente nella mente dei quattro. Se invece aveste voglia di un momento di pausa, non c’è niente di meglio di “Animal In Me”, non una ballad nel senso stretto della parola, ma comunque un mid tempo dalle sfumature malinconiche che fa la sua degna figura in mezzo a questo regime di depravati.

È forse eccessivo parlare di rinascita dei Motley Crue, perché comunque il peso degli anni un minimo deve essere avvertito, ma l’impressione che si ha è che la band sia riuscita a rinnovarsi a livello di sonorità, dopo un periodo di incertezze, cambi di line-up e tutto il resto, pur mantenendosi coerenti con lo stile che li ha caratterizzati da sempre. Vince Neil e compagni, in definitiva, sono riusciti a realizzare un piccolo miracolo, ed è valsa la pena dovere aspettare così tanto tempo per provare la soddisfazione di un album così, uscito in estate per accompagnare idealmente le scorribande estive e per illuminare idealmente il prossimo inverno, perché è difficile staccarsi da questi angeli di plastica una volta che li si conosce. E adesso, tutti a fare un giro su Sunset Strip.

Voto recensore
7
Etichetta: Motley Records

Anno: 2008

Tracklist:

1. L.A.M.F

2. Face Down In The Dirt

3. What’s It Gonna Take

4. Down At The Whiskey

5. Saints of Los Angeles

6. Mutherfucker Of The Year

7. The Animal In Me

8. Welcome To The Machine

9. Just Another Psycho

10. Chicks = Trouble

11. This Ain’t A Love Song

12. White Trash Circuì

13. Goin’ Out Swinging


anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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