Saint Vitus – Recensione: Live Vol.2

Season Of Mist licenzia “Live Vol.2”, secondo album dal vivo ufficiale dei veterani Saint Vitus successivo alla reunion e seguito ideale di quel “Live” uscito nell’ormai lontano 1990. Il disco fotografa la performance tenuta dalla band nella cornice del Kulturfabrik di Esch-Sur-Alzette, in Lussemburgo, il 19 Marzo del 2013. In quel periodo la band era in piena fase promozionale di “Lillie: F-65” (2012), l’album del ritorno e prova di come questi vecchi e invincibili rockers abbiano ancora molte frecce al proprio arco.

La testimonianza audio di “Live Vol.2” ci presenta una band decisamente in forma e sanguigna. Gli stessi Saint Vitus, pare, hanno richiesto che il disco fosse registrato in presa diretta e senza sofisticazioni in studio, proprio per mantenere la potenza sonora e quella sinergia che i losangelini sanno creare con il loro pubblico. Nonostante il dubbio che qualche piccolo ritocco ci sia poi effettivamente stato, la partita è vinta. I guerrieri del doom sono guidati dall’ugola al vetriolo dell’incontenibile Scott “Wino” Weinrich”, solito arringa folle e sciorinano una serie di cavalli di battaglia, pescando in prevalenza dalla discografia degli anni’80 e da “Lillie: F-65”.

Una band in gran forma dicevamo, dove oltre a Wino, all’unione del collettivo contribuisce in pari misura la chitarra di Dave Chandler, autore di inconfondibili assoli psichedelici pungenti e distorti e una sezione ritmica piena e corposa, formata dal basso pulsante di Mark Adams e dalla batteria secca e pesante di Henry Vasquez. Il live ripercorre dunque buona parte della discografia degli eighties, iniziando con una energica versione di “War Is Our Destiny”, da “Hallow’s Victim” del 1985. Segue una sostenuta “Look Behind You”, dall’EP “Thirsty And Miserable” del 1987, da cui viene eseguita anche l’omonima canzone, nonchè cover dei Black Flag, che ai Saint Vitus piace proporre con un tocco di blues.

“Lillie: F-65” è invece omaggiato da “Let Them Fall”, “The Bleeding Ground” e l’ottima “The Waste Of Time”, vero pezzone doom lento e luciferino come vuole la tradizione. In chiusura l’accoppiata tratta da “Born Too Late” del 1986, considerato l’apice degli americani, ovvero l’ipnotica “Dying Inside” e la celebre canzone omonima. Un live album energico e con una setlist interessante, un buon acquisto per i fan della band e per i collezionisti.

Saint Vitus - live vol. 2

 

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2016

Tracklist: 01. War Is Our Destiny 02. Look Behind You 03. Let Them Fall 04. The Bleeding Ground 05. Patra (Petra) 06. The Troll 07. The Waste Of Time 08. White Stallions 09. Thirsty And Miserable 10. Dying Inside 11. Born Too Late
Sito Web: http://www.saintvitusband.com/

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login