Saint Deamon – Recensione – Ghost

Una nave in balia dalla tempesta… esattamente come l’album.

Il power metal, si sa, non è un genere esattamente tranquillo o l’ideale quando si vuole qualcosa di uniforme dall’inizio alla fine, ma gli svedesi Saint Deamon adorano calcare la mano su quest’aspetto. Fondati da due ex-membri dei Dionysius e degli Highland Glory, hanno finora pubblicato due album abbastanza standard, sia negli arrangiamenti, sia nel songwriting, con qualche momento hard rock/AOR in grado di soddisfare i palati tipici della Frontiers Records. Essi non erano niente di eccezionale, e la voce acuta del cantante è problematica per chi non è avvezzo a tipici vocalizzi alla Geoff Tate, ma erano comunque validi, seppur modesti, esempi del genere senza particolari invenzioni o ipnotici colpi di genio.

Peccato che il loro terzo album “Ghost” strabordi di materiale: con 14 tracce, tra cui 2 brevi strumentali, e con una durata di 71 minuti, non è di certo un ascolto leggero. A livello musicale, non ci sono novità, ma solo il caro vecchio mestiere: si passa da marcette in 6/8 dal tocco folk (“Captain Saint D“), cavalcate in chiave minore (“Call My Name“, “Journey Through the Stars), tentati rimescolamenti neoclassici in stile “pugno nel cielo” (“Return of the Deamons“, “Earth Is Alive“, “Somewhere Far Beyond“, “Break the Sky) e più efficaci semi-ballate ragionate e abbastanza lunghe (la title track, “Land of Gold“), con occasionali momenti hard rock con la classe degli Alice in Chains (“Limelight Dreams“). A causa dell’uso di riff in palm muting e assoli in chiave pentatonica e armonici in stile anni 80, il tutto appare un po’ ripetitivo e monotono, nonostante ci sia qualche asso nella manica fra le canzoni precedentemente citate.

La situazione quindi non cambia per i Saint Deamon: la lunghezza dell’album affossa il suo valore, e sembra quasi un modo disperato di far capire al pubblico che il gruppo ha scritto “molto” materiale nel corso di questi 10 anni. Per tutta la sua durata, si ha la sensazione di ascoltare più un disco degli Hammerfall alternativo a quello uscito un mese fa dalla durata maggiore, ma aspettarsi un possibile sorpasso mediatico da parte dei primi è praticamente impossibile. Considerata la loro situazione instabile, dai Saint Deamon potrebbe essere più facile aspettarsi uno scioglimento che un successore di quest’album.

Etichetta: Ram It Down Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Captain Saint D 02. Call My Name 03. Return of the Deamons 04. Ghost 05. Limelight Dreams 06. Hell Is Calling 07. Earth Is Alive 08. Land of Gold 09. Higher 10. Somewhere Far Beyond 11. The Exodus, Pt. II 12. Journey Through the Stars 13. Break the Sky 14. Resurrection

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login